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Mi chiedo se abbiamo mai immaginato cosa provino in quegli istanti i migranti chiusi dentro la stiva, quando per le esalazioni del motore e la calca, viene meno l’aria e sanno che le vie di fuga sono bloccate. O quando si trovano in mezzo al mare da tanti giorni che ormai hanno perso il conto e il barcone incomincia a far acqua, inesorabilmente… Sono situazioni terribili che si sono già verificate e probabilmente si ripeteranno. Eppure una soluzione ci sarebbe…

E’ ormai un’emergenza quotidiana. Questi disperati che arrivano a migliaia, ci spaventano. E’ facile cedere alla reazione istitiva del rigetto: abbiamo già abbastanza problemi noi. Cosa vengono a fare quelli? A passarci davanti? Ad infastidirci? A rendere meno sicure le nostre case? Noi siamo come quegli stolti che, quando il dito indica la luna, guardano il dito. Guardiamo il dito dell’immigrazione che si fa tangibile e non vediamo la luna, cioè la disperazione che muove queste masse a cercare una via di fuga, un futuro, una terra promessa.

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Stiamo avvicinandoci velocemente a tempi bui, stiamo preparando le basi per una guerra fra poveri. E’ bene rendersene conto prima che sia troppo tardi. E non è che questi migranti chiedano la luna.

Tempo fa, quando c’era una carestia o una guerra scatenata dagli interessi di qualche multinazionale del primo mondo, morivano migliaia di persone. Ma per noi non c’era coinvolgimento, era il dispiacere di una notizia del telegiornale che durava un minuto e nulla più. Ora che questi popoli hanno trovato la forza, la consapevolezza e la dignità di cercare la salvezza, gliene vogliamo fare una colpa?!? Ora, dopo secoli di ruberie e sciacallaggi in terra africana e in ogni parte del globo, che tutt’ora proseguono, ora ci presentano il conto. Non con la forza del diritto, non davanti ad un Tribunale Internazionale, ma davanti alle loro faccie impaurite, stanche, ma contente di avercela fatta. Contente essere ancora vivi. E noi averemmo il “coraggio” di pensare ai rimpatri? Ma con che diritto?

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Leggiamo a riguardo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. E’ un documento creato e sottoscritto dalle Nazioni Unite nel 1948. Dice che ogni uomo nasce libero ed ha diritto a spostarsi liberamente da ed in ogni Stato. Tutti hanno diritto ad una Cittadinanza, a cambiare la propria Cittadinanza ed alla Residenza. Conclude, il documento, che nessuno Stato può emettere leggi che contrastino con i diritti enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Se vogliamo contrastare e far cessare l’immigrazione dall’Africa e dal Medio Oriente, bisogna fare in modo che questi ragazzi siano bene a casa loro. Nessuno se ne andrebbe, se stesse bene a casa propria. Se tante persone lasciano la propria casa, parenti ed amici e mettono tutti i loro soldi e la propria vita in mano a dei criminali, lo fanno solo perchè restare sarebbe peggio. Migrano per avere la speranza di vivere e lavorare. Tornare a casa e trovare la propria famiglia, non l’ISIS o la casa distrutta da una bomba. Per cui quando parliamo di rimpatri, non sappiamo di cosa stiamo parlando. Se non vogliamo capire i perchè di questa migrazione, ben difficilmente ci porremo termine. Se gli sbarchi in Italia dai Paesi della ex Jugoslavia e dall’Albania sono cessati da tempo, non è perchè si sono alzati muri o pattugliate le coste. Se è stato possibile, con lo stesso sistema, è possibile anche far cessare l’emigrazione dall’Africa.

Intanto si può velocemente diminuire, se non far cessare, le violenze ed i naufragi di migranti. Se davvero la priorità dei benpensanti del primo mondo è la vita umana, basta rendere collaborativi a tal fine, coloro che hanno in gestione questo capitale umano PRIMA e DURANTE la traversata. Per gli interessi dei trafficanti non fa molta differenza se un barcone giunge a destinazione senza vittime o con decine di vittime: comunque gli scafisti vengono arrestati e viene sequestrato il barcone.

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Bisogna invece fare in modo che il rispetto della vita dei migranti diventi una priorità sia per gli scafisti che per gli organizzatori in terra africana della tratta. Questo si può farlo concedendo agli scafisti la libertà ed anche di conservare la disponibilità del barcone nel caso che la tratta non abbia causato morti, gli immigrati non lamentino violenze e stupri, ed infine che nella stiva non vengano chiusi immigrati. Fatte salve queste condizioni si potrebbe dare la possibilità agli scafisti di tornare indietro con il barcone. Ciò significa che non avrebbe più senso lo stipare oltre misura ogni spazio compreso la stiva, perchè questo precluderebbe il ritorno della barca e degli scafisti. Quindi avremmo barche meno cariche, meno arrivi di immigrati e meno morti.
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Ma se l’interesse primario del primo mondo coincide con quello dei fornitori e produttori di armi, come avviene già oggi negli USA dove – a detta di Obama: “fanno più vittime innocenti le armi in mano ai cittadini, che il terrorismo”, allora la soluzione è lontana. Per cui non diamo fiato alla Lega o a quelli che alzano muri, fisici e ideologici. Nei dieci anni in cui è stata al governo la Lega non è stata capace di fare nulla di buono. Anzi ha aggravato il problema. Mentre gli imprenditori veneti si suicidavano per la disperazione, loro portavano i diamanti in Tanzania. E’ bene ricordarselo prima di tornare a dar loro fiducia e, mentre loro speculano sul conflitto fra poveri italiani e migranti, mettere ancora nelle loro mani i nostri soldi e la gestione della “cosa pubblica” (politica).

Guido Guidotti

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