Politici, giornalisti, religiosi, imprenditori e persone comuni. Tutti potremmo fare abbastanza per cambiare questa situazione, ma se obiettiamo sul “politicamente corretto” continueremo a sacrificare questi bimbi alle nostre paure ed al nostro perbenismo moralista. Anche il semplice condividere questo post è un modo per cambiare verso e non restare complici.

Noi europei, come del resto tanti altri, sappiamo benissimo organizzare i nostri interessi fino a penetrare l’Africa, come ogni altro continente, per trovare quanto possa far comodo alla nostra evoluta società. Poco importa se siamo a tutti gli effetti in casa altrui e non siamo chiedendo educatamente, ma pretendiamo ed otteniamo sempre in una maniera o nell’altra. Mentre invece i popoli che noi abbiamo espropriato della libertà di una vita serena e pacifica sono costretti ad abbandonare la loro terra ed a rischio della propria vita a venire a bussare alla porta dell’Europa per poter sopravvivere. Il colmo è che gli scocciati appariamo noi.

bimbo-migranti-siriani-Unhcr1-420x280Chi non vuole cavalcare l’onda comoda del qualunquismo leghista, può approfondire sul web. E’ Storia passata come del resto è Storia attuale. Loro vengono a casa nostra perchè prima e tutt’ora noi andiamo a fare i nostri porci comodi a casa loro. E’ innegabile. Quando scostiamo un immigrato con fastidio perchè è l’ennesimo che ci chiede l’elemosina, ricordiamoci questo. Non è forse colpa nostra, ma nemmeno colpa loro!

Avevo scritto un testo diversi mesi fa, che ho inviato a diversi giornali, ad associazioni, al Papa e a diversi Cardinali senza avere nessun ritorno. Torno alla carica perché credo che il “non decidere” sia comunque una scelta piena di responsabilità, anche nostre perchè se un post fosse condiviso da migliaia di persone, comincerebbe ad essere considerato.

Forse contro il “Politically correct”, proponevo di gratificare i trafficanti di esseri umani con lo svincolo dell’imbarcazione nel caso non avessero procurato vittime e non fossero perpetrate violenze. Spero che tutte le persone giuste siano comunque d’accordo che una barca vale meno anche di una sola vita. Lasciare la proprietà delle barche agli scafisti, non è un incentivo all’immigrazione clandestina, ma un incentivo ad un trattamento più umano e la salvezza per molte persone.

Non si può continuare a pattugliare tutto il Mar Mediterraneo per raccogliere più vittime che naufraghi. Se non si vuole “educare” la piccola delinquenza che gestisce la tratta, ci si prenda urgentemente la responsabilità di gestire i punti d’imbarco ed i canali umanitari come suggerito da Carlotta Sami, portavoce dell’Agenzia dell’Onu per i rifugiati: “Siamo a una media di dieci vittime al giorno – sottolinea  – E’ evidente che manca un’adeguata azione di ricerca e salvataggio proprio nella stagione in cui il mare è particolarmente pericoloso. E, contemporaneamente, manca qualunque apertura per la creazione di vie d’ingresso legali. Là abbiamo un confine terrestre che consentirebbe il passaggio in condizioni di sicurezza, invece intere famiglie vengono abbandonate al loro destino. Trascorrono settimane nella boscaglia, al freddo, senza alcun aiuto e poi, appena possono, prendono il mare nel modo che sappiamo”.

Una ulteriore soluzione degna di nota  è la proposta di concedere visti umanitari presso i consolati del Vaticano presso i Paesi di origine dei migranti: è l’appello a Papa Francesco di quattro sacerdoti: don Ciotti, Zanotelli, Rigoldi e Colmegna. “Il Vaticano apra un corridoio umanitario, concedendo i visti nei paesi d’origine. Eliminerà i viaggi in mare e i trafficanti. E darà una scossa all’ipocrisia europea.”

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