E’ impensabile che oggigiorno accadano queste cose: “Volevamo vedere l’effetto che fa.” – confessa Manuel uno dei ragazzi assassini. Ma che deserto mentale c’è dietro a questa frase? Nessuno se ne era mai accorto? Ma sì, ora si scopre che appena un mese fa, fra le mani degli stessi due soggetti, un’altro ragazzo ha rischiato di fare la stessa fine. Salvato solo per l’intervento della madre della vittima che, preoccupata per la sparizione del figlio, si era adoperata a cercarlo presso tutti gli amici. L’unico che non rispondeva era Marco da qui la decisione di rivolgersi ai carabinieri. Il ragazzo veniva così trovato presso l’amico, drogato e gonfio di botte. Salvato in extremis. Partiva la denuncia poi misteriosamente ritirata e tutto finiva lì. Ma non è un crimine sequestrare una persona e ridurla in fin di vita? Non è un fatto punibile? Ma allora il morto proprio lo cercate! È proprio una malattia, non di un qualche ragazzo sbagliato, ma del sistema.

Quali autorità possono lasciare a piede libero delle persone ad alta pericolosità sociale, senza alcun provvedimento! Due che avevano sequestrato un ragazzo, lo stavano massacrando di botte ed erano stati colti in flagranza di reato! Vedremo se la nuova legge sulla responsabilità dei magistrati funziona. Purtroppo è previsto solo un risarcimento economico. Nell’ordinamento giuridico italiano, a differenza di quanto avviene in Germania e Francia, non è prevista una disciplina ad hoc sulla responsabilità penale dei magistrati.

Ma quando un atto di malagiustizia provoca, per conseguenza diretta, la morte di un innocente, perchè la legge prevede solo con un risarcimento economico? Quando è evidente che sia stato insensato lasciare a piede libero una persona ad alta pericolosità sociale e poi in conseguenza a questa scelta, succede il dramma, ma non si tratta di concorso di colpa? Uno, solo perchè è Magistrato può fare sempre il cazzo che gli pare? No, non è giusto. Se c’è responsabilità è giusto che sia remunerato adeguatamente. Ma chi sbaglia in maniera evidente deve risponderne in pieno titolo e sollecitamente. Essere una autorità pubblica non deve essere una giustificazione, ma un aggravante.

Poi quando un’autorità come la Polizia, i Carabinieri o gli infermieri per un T.S.O. intervengono su un soggetto per garantire la sicurezza pubblica, non è assolutamente giustificabile che, in conseguenza di questo intervento, dopo poche ore il cittadino venga dichiarato morto. Un’autorità che prende in custodia un cittadino deve garantirgli tutti i diritti ed custodirlo con giudizio. Se ciò non accade, ogni soggetto che abbia partecipato in forma attiva o passiva deve essere rimosso dal servizio e punito in conseguenza dei fatti. Chi insabbia come chi tace, si rende complice e non può avere giustificazioni. Pertanto è assurdo il gioco di squadra a difendere i colleghi macchiatisi di tali colpe.

É come se una tifoseria di una nota squadra di calcio prendesse abitudine, di quando in quando, a mettere a soqquadro la città ospite della gara. Poi di fronte ad uno scempio ingiustificabile, i dirigenti, invece che condannare senza se e senza ma, minimezzassero le responsabilità e le colpe. Sarebbe un autogol inscusabile. Di li a poco gli stessi atleti prenderebbero in odio la propria squadra. Se al cittadino si chiede giustamente di rispettare l’integrità della vita e del patrimonio altrui, maggiormente dovrebbero rispettarle e risponderne ogni autorità pubblica.

Solo ieri 9 marzo 2016 la trasmissione Le Iene ha trasmesso la testimonianza volontaria di una ex guardia carceraria che confessava i soprusi, le violenze gratuite, le torture di piccoli gruppi di carcerieri che si divertivano a vessare costantemente alcuni carcerati con una crudeltà inimmaginabile. Testimonia addirittura di aver concorso a far morire di fame un detenuto. Uno che, in attesa di giudizio, sarà poi dichiarato innocente. Non è giusto che queste persone sporchino la reputazione e la dedizione paziente di migliaia di altre guardie carcerarie. Non è giusto proteggere questi criminali. Soprattutto quando indossano una divisa che rappresenta lo Stato.

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