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Come contrastare il terrorismo

Quando la vita non ti prospetta nè presente nè futuro. Quando non puoi proteggere nè affetti nè beni essenziali. Quando il Dio che credevi di amare sta sempre con la parte avversa e ti senti solo, abbandonato, senza vie d’uscita. Quando non ti resta nulla da difendere se non un’idea delirante, allora si può anche credere che ci sia un dio che voglia la tua morte e quella degli altri. In una povertà primordiale, in un deserto culturale artificialmente costruito, è facile seminare un’idea di riscatto. Qualunque idea potrebbe attecchire. Il terrorismo che si propaga tramite giovani ragazzi suicidi è sicuramente un progetto costruito da menti folli, ma coscienti di ciò che stanno facendo.

Ma noi che risposta pensiamo di dare? Non ha senso combattere il terrorismo con le bombe. Alzare muri, proteggersi col filo spinato, schierare gli agenti e moltiplicare i metal detector? Quanta fatica sprecata: una parola di accoglienza, di tolleranza, di fraternità, sarebbe più efficace.

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È come se ci armassimo da Rambo e cominciassimo a sparare ad ogni ombra per la missione esagerata di uccidere una mosca fastidiosa. Faremmo certamente più danni che utile, quando bastava semplicemente aprire la finestra e farla uscire.

Noi occidentali siamo così, incapaci di vestire i panni altrui. Pensiamo di essere in grado di esportare la democrazia, quando basterebbe esportare un poco di amore, di rispetto, di sapore della vita. Ed invece andiamo a casa altrui con una scusa, entriamo senza essere stati invitati e ci restiamo fin quando decidiamo noi. Ci sistemiamo come un dio che ha potere di vita e di morte su ogni essere vivente. Non coltiviamo, non facciamo strade, ponti, supermercati. Siamo lì per controllare i nostri interessi ed intanto decidiamo chi deve vivere e chi deve morire. Poi ci lamentiamo del terrorismo?

Le problematiche del Medio Oriente non si risolvono con le bombe, ma solo con l’amore. Se esportassimo quanto è necessario per avere appena una vita che valga la pena di essere vissuta, avremmo già distrutto l’ISIS.

PACE_ARABA_ALTA_OKP.S. (spiegazione): “dio”  l’ho scritto in minuscolo non per mancanza di rispetto, ma perché intendo riferirmi a quelle “altre entità” che si comportano come un dio onnipotente e cattivo. Penso a quella gente semplice che in Medio Oriente come in tante altre parti del mondo, sopravvive con poco e poche pretese. Poi un giorno vede arrivare da lontano degli stranieri quasi onnipotenti. Persone che non condividono la propria ricchezza e potere, ma che in pochi secondi possono fare il processo a dei semplici civili del posto e decidere chi uccidere e chi lasciar vivere. Poco importa se poi, come spesso è accaduto, non si colpiscono dei terroristi, ma dei padri che accompagnano i figli a scuola o un corteo funebre o un corteo nuziale. Poco importa se l’errore è un errore per davvero o se quelle persone sono morte per un gioco crudele e insensato tipo videogame. Sono persone che di fatto, per la divisa che portano, sono ingiustificatamente immuni da responsabilità e colpe.

Se poi nascono in queste popolazioni risentimenti tali da credere che un dio voglia la propria morte e quella di altre persone innocenti, è perché tanti hanno visto solo la faccia cattiva di dio. Hanno visto solo la faccia di chi ha usurpato il ruolo di Dio e decide della vita e della morte di ognuno. Forse quelli dell’ISIS non hanno mai visto la faccia di un Dio misericordioso e buono. Di qui il bisogno di cambiare strategia. Non si può combattere il fuoco col fuoco. Occorre l’acqua. Non si può vincere il terrorismo col terrore. Ma si può con l’amore.

Togliamo le motivazioni all’ISIS, ma anche ai fabbricanti di armi che perseguono la guerra infinita. Un business enorme che sembra intoccabile. Pensiamo però a quanti business soffoca nel Mondo. Pensiamo ad un mondo libero ideologicamente dall’uso delle armi. Africa, Asia, Oceania ed anche Europa e America che, pian piano, senza schiavi e padroni, costruiscono o ricostruiscono un benessere per tanti. Non sarebbe un Business cento o mille volte maggiore di quello delle armi?

Quanto a me, ritornando al titolo, non voglio assolutamente propormi in senso agnostico. Anzi voglio ben distinguere chi crede e vive di valori cristiani sinceri che illuminano il sentiero e chi invece assume l’etichetta di cristiano solo per comodo e per utilizzarla a copertura delle proprie bassezze. Confortato finalmente da una Chiesa che, guidata dal suo Pastore, si espone non solo con parole appropriate, ma anche con esempi e opere.

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