Giovedi 19 maggio 2016, in parrocchia alla BVA, ho visto il documentario di Giulia Bondi sui partigiani cattolici modenesi: “Era tutto molto naturale”. La sala era piena. C’erano più persone del previsto, circa un centinaio. Nel documentario si alternavano le brevi testimonianze dei protagonisti di quegli anni di guerra, dall’8 settembre 1943 al 22 aprile 1945. Venti mesi di lotta clandestina, sofferenza e amicizia, con al collo un fazzoletto tricolore.

era tutto molto naturale gruppo partigiano Brigata Italia

 

 

 

 

 

Alcuni partigiani della Brigata Italia raccontano settant’anni dopo, la loro Resistenza quando, come tanti altri giovani, spontaneamente sentono l’esigenza di rifugiarsi in montagna e di avviare dei piccoli gruppi di Resistenza antifascista. Non eroi, ma ragazzi come tanti che, come dice una protagonista, nonostante la lontananza dalla famiglia ed i tempi duri, vivevano quell’avventura ricordando come “era tutto molto naturale”.

Ma naturale non vuol dire di poco valore. La Resistenza italiana è stata molto importante, con le sue luci e le sue ombre, i suoi limiti ed i suoi eccessi. L’appartenenza alla propria famiglia, al proprio paese, alla propria comunità ed alla propria nazione diventavano un valore, un rifugio, un ideale per tutti. Sfortunati o fortunati. Per i sopravvissuti alla fame, agli spari, alle retate, alla disperazione… così come per quelli che poi non ce l’hanno fatta.

Anni tragici che hanno rubato il futuro a tante persone, ma che hanno reso la gente più vera, più buona o più cattiva. Più fraterna o più insensibile. Questo documentario mi ha ricordato e reso tangibile quanto hanno fatto per noi i nostri padri e non di meno, le nostre madri. Di come dovremmo riconoscere il valore di ciò che ci hanno donato, di ciò che hanno conquistato con sacrificio e che non è giusto ritenerlo scontato o dovuto.

La libertà, la democrazia, la pace, l’istruzione, il voto ed i diritti di cui tutti noi oggi godiamo, sono frutto certamente di un lungo cammino di civiltà, ma anche dei loro sacrifici, del loro senso del bene comune, dell’impegno a lottare contro l’ingiustizia e la dittatura e del desiderio di riconquistare la libertà e la pace. Pertanto chi ha ricevuto tanto oggi dovrebbe sentirsi debitore e grato a chi ha lottato per il nostro benessere, per il nostro futuro. Ritenersi gli unici artefici delle nostre fortune è limitativo, sbagliato e profondamente egoista.

Chi tanto ha ricevuto, tanto dovrebbe rendere. Come hanno fatto i nostri padri verso gli italiani del futuro che eravamo noi, altrettanto dovremmo fare noi verso chi c’è e chi verrà. Non come un gesto di magnanimità, ma come un debito sospeso che va saldato. Un debito che è solo morale, ma non per questo meno dovuto.

Il notaio, il dentista, il primario, il calciatore, il politico, l’AD della Banca, l’industriale, il professionista o il semplice impiegato ed profughi e carri armatioperaio, ciascuno secondo le proprie possibilità, tutti dovremmo sentirci debitori. Ora che c’è un popolo variegato che bussa alle nostre porte, non perché incapace di gestire le proprie fortune, ma perché depredato delle proprie risorse, della propria libertà, della pace, dei propri affetti. Un popolo che abbiamo costretto noi ad emigrare perché abbiamo intossicato il mondo di armi, invaso casa loro e reso loro la vita impossibile. Così inizia la loro Resistenza per la sopravvivenza, a testa bassa, come di chi sa di non aver altra speranza se non quella di scappare via. E’ un unico popolo indistinto che merita una chance, merita la nostra amicizia, merita le nostre scuse più che la nostra tolleranza.

È un debito che abbiamo. Un popolo che rinnega le proprie radici non ha futuro. Chi rinnega la nostra storia di migranti, distrugge il senso di comunità e ci rende individualmente egoisti. Una nazione di aggregati, non più popolo. E’ lbb’accoglienza, la capacità di lottare per il bene comune, di integrarci con lo straniero che ci fa nazione, popolo. Chi crede ancora alla bugia che gli extracomunitari ci rubano il posto di lavoro, è un ingenuo. Ci sono migliaia e migliaia di italiani privilegiati, spesso senza alcun merito ed una classe politica che sonnecchia, pronta solo a difendere strenuamente i propri privilegi.

Dobbiamo riappropriarci del senso di comunità. Dobbiamo fare fronte comune verso le ingiustizie e non schierarci per fazioni e combattere una stupida guerra fra poveri.

Che i testimoni della Resistenza possano ispirarci a combattere la giusta battaglia. Per il diritto, per il bene comune, per lasciare ai nostri figli un mondo migliore, più giusto e solidale.

Riferimenti web:

https://brigataitalia.wordpress.com/

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