Clandestino era comunemente considerato chi veniva sorpreso su una nave o su un treno senza aver pagato il biglietto. Ma non è il caso dei clandestini migranti, poiché tutti pagano forzatamente alle mafie almeno 20 volte quello che costerebbe il biglietto di un traghetto.

 

“Clandestino”, questa parola si è diffusa nell’uso comune dopo essere apparsa in maniera quasi ossessiva sui giornali e nelle dichiarazioni dei politici per indicare lo straniero che entra o soggiorna in un Paese in violazione delle leggi di immigrazione.

In origine “clandestino” era un aggettivo, poi si è diffuso anche come sostantivo. Deriva dal latino “clam” (di nascosto), cui si aggiunge “dies” (giorno). Letteralmente: “che sta nascosto al giorno, occulto”. Ma per la legge italiana il termine “clandestino” non esiste. La parola non è presente nel testo della legge Bossi-Fini, né nel testo unico sull’immigrazione che all’articolo 10 bis disciplina il cosiddetto “reato di clandestinità”. Quindi è un’espressione molto usata dalla politica e dai media pur senza un riferimento giuridico.

Il termine “Clandestino” non ha equivalente a livello internazionale. Negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone si parla di undocumentedperson (persona senza documenti). Perciò la definizione più appropriata del “migrante clandestino” potrebbe essere: “viaggiatore senza titolo di viaggio”. Che poi non è vero neppure questo perché tutti i “clandestini migranti”, pagano forzatamente alle mafie almeno 20 volte quello che costerebbe il biglietto di un normale traghetto.

cieSe ci fossero regolari traghetti africa-europa saremmo invasi dagli africani? Certamente si, ma non più di quanto gli europei abbiano invaso gli altri continenti. E comunque basterebbe che gli europei lasciassero vivere in pace gli africani per accorgersi che ognuno sta bene solo a casa sua. Ma l’uomo bianco è abituato a comandare e fare il bello e cattivo tempo ovunque. Così che i migranti costretti a fuggire dai loro territori possono perfino essere privati della libertà e rinchiusi nei CIE, Centri di Identificazione ed Espulsione, senza aver commesso nessun reato, solo perché “stranieri senza biglietto di viaggio”, ovvero documenti di ingresso regolare.

Per giunta il migrante che volesse regolarizzare la propria posizione richiedendo il Permesso di Soggiorno o il suo rinnovo, deve adempiere a diverse disposizioni particolarmente onerose, ma soprattutto deve avere tanta pazienza perché, anche con tutta la documentazione in regola, non è dato sapere quando riceverà questo benedetto permesso di soggiorno.

Un esempio reale. Michael è arrivato in Italia dal Ghana da due anni. Da qualche mese lavora in un’azienda che produce impianti automatizzati e quadri elettrici grazie ad un programma di tirocinio attivato dal centro di accoglienza del servizio Sprar (Sistema di protezione per richiedentiautomazione-macchine-industriali-san-martino-in-rio asilo e rifugiati). Michael non sa ancora che ne sarà della sua vita: non sa se gli verranno concessi i documenti per rimanere. Rischia che gli venga negato l’asilo anche dalla corte d’appello e che il suo datore di lavoro debba ritirare la proposta di assunzione che ha pronta nel cassetto, perché Michael, se l’asilo gli fosse negato definitivamente, diventerebbe di nuovo un irregolare, senza documenti validi per lavorare e per prendere in affitto una casa. Tornerebbe nel limbo dell’illegalità, diventerebbe uno dei tanti fantasmi creati dal sistema di accoglienza italiano, che da una parte investe sull’integrazione e dall’altra non premia le esperienze positive. La sua storia è simile a quella di centinaia di richiedenti asilo, che vivono in Italia da anni e che dopo anni di attesa hanno ricevuto una risposta negativa alla richiesta d’asilo, anche se nel frattempo sono riusciti a integrarsi e a trovare un lavoro.

Ma nella mentalità popolare di tanti italiani, l’immigrato passa per il furbetto che si è fatto un bel viaggio per venire a godere del sole del Bel Paese, allettato da una televisione che regala soldi ogni giorno semplicemente chiamando i numeri dei pacchi su Affari tuoi di Rai uno. L’immigrato perciò è quello che ti importuna chiedendo soldi a te che non sai neppure come arrivare a fine mese. L’immigrato è quello che doveva stare a casa sua e che ci dovrebbe tornare quanto prima. L’italiano medio ha metabolizzato 25 anni di propaganda leghista fatta di slogan ignoranti e razzisti. “Padroni a casa nostra” per esempio. Che vuol dire: “immigrati, tornatevene a casa vostra”. Ma questi italiani non sanno che se sparissero improvvisamente tutti gli extra-comunitari, ci troveremmo tutti più poveri.inps-immigrati1

Le imprese create da immigrati sono 497.000, rappresentando l’8,2% del totale. Complessivamente l’Italia riesce a guadagnarci 85 miliardi di euro. Dall’IVA si genera un gettito fiscale di 7,6 miliardi. I contributi previdenziali versati dagli stranieri in Italia rappresentano il 4,2% del totale per un gettito complessivo di 8,9 miliardi, mentre ne ricevono tre in termini di pensioni ed altri prestazioni sociali. In Italia ci sono 893.000 badanti straniere, che si prendono cura di un milione di persone non autosufficienti. Se il tutto fosse a carico delle Stato, la spesa pubblica sarebbe insostenibile.

29-british-police-corbisIn sostanza, “Padroni a casa nostra” più appropriatamente dovrebbero dirlo loro, gli africani che hanno subito per secoli le depredazioni di capitale umano (schiavismo) e di materie prime dagli europei. In cambio hanno ricevuto colpi di stato e dittatori di comodo agli interessi europei, inquinamento ambientale ed armi per alimentare i conflitti e bloccare lo sviluppo dei territori.

Perciò “Clandestini” non possono essere considerati gli extracomunitari costretti a fuggire dal proprio Paese depredato e bombardato dall’uomo bianco che si permette poi di chiamarli “orda immigratoria” quando se li ritrova alle porte di casa propria. Clandestini non sono i figli dei negri rapiti all’Africa e resi schiavi al sevizio dell’uomo bianco. Quello che, grazie alla mano d’opera gratuita degli schiavi neri, ha avviato lo sviluppo del nord-America e l’industrializzazione Europea. Clandestini non sono quelli si ritrovano ancora oggi quelle catene strette al collo.

colonialismo-europeo-1-728Clandestina è questa Europa che, dopo aver comandato e fatto danni in tutto il mondo con il colonialismo, detta le regole ai migranti. Clandestino è perciò chi non ricorda e non considera i devastanti effetti del colonialismo e dello schiavismo. La pretesa supremazia dell’uomo bianco che continua ad entrare e ad uscire come vuole dalla casa del nero, ma in casa propria vuole selezionare bene chi entra, chi resta, come e perché. Clandestini sono perciò tutti i rimpatri forzati, esclusi quelli dei delinquenti che pur nelle troppe difficoltà che si trovano a sostenere, non sono mai giustificati.

mappa-tribu-nativi-americaniStoricamente si stima che tra 80 milioni di nativi americani abbiano perso la vita tra il 1494 e il 1891 durante la “Conquista delle Americhe”, il più grande genocidio della storia dell’umanità. Ma non si è mai sentito che un capo Inca, Maya o Atzeco, Sioux, Apache o Pellerossa abbia chiamato l’uomo bianco “Clandestino”.

Clandestino per me è il politico che non è stato eletto, ma nominato da quelli del suo Partito. Pertanto clandestino perché non rappresenta nessuno e ruba lo stipendio che riceve. Per di più spesso è solo uno “yesman”, pigia bottoni a comando, assenteista e sfascia-Italia. Clandestino è chi ambisce a cariche pubbliche non per servire il cittadino, ma per servirsi del cittadino- schiavo. Per godere di privilegi, di vitalizi e di favori interessati.proteste-x-salva-banche

Clandestino è l’A.D., il dirigente pubblico che sfascia le imprese che gestisce, ma prende liquidazioni milionarie solo perché così prevede il suo contratto che è svincolato dall’efficienza e dal merito. Perché cosi hanno voluto i capi bastone del partito di Governo. Perché cosi va l’Italia.

Clandestino è anche il dirigente della banca che raccoglie il risparmio del lavoratore e coscientemente lo immola al dio-finanza che mangia tutto. E non paga mai. Clandestina è questa Globalizzazione che uniforma il mondo sotto la dittatura dell’economia producendo una crisi inarrestabile che arricchisce i ricchi e impoverisce sia i poveri che la classe media. Globalizzazione che non unisce, ma esaspera le differenze ed alimenta i conflitti fra classi, fra nazioni, fra popoli e talvolta fra religioni.

Gunicef-i-bambini-soldato-sognano-un-altro-futuro-73287-660x368lobalizzazione che non disdegna il massiccio ricorso alle armi mascherando propri interessi di sudditanza commerciale ed economica come improrogabili necessità di democrazia. Globalizzazione che infine non affratella i popoli, ma li rende ostili e diffidenti intossicando il modo di armi, fumi e rifiuti delle industrie. Serva dell’economia dell’accumulo e della speculazione finanziaria.

Fonti:
http://www.internazionale.it
http://www.nanopress.it
http://www.parlarecivile.it
http://www.farwest.it

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