Capitolo 4° – Promemoria: leader africano a cui fu impedito il riscatto civile del continente

Chi avrebbe potuto dare veramente una svolta diversa alla storia e un futuro migliore all’Africa, poteva essere Thomas Sankara, primo Presidente del Burkina Faso, se gli avessero permesso di continuare la sua opera. Quest’anno, il 15 ottobre 2017, è ricorso il 30esimo anniversario della sua uccisione. Personaggio non troppo conosciuto in vero, ma tanto per dare un’idea, non meno importante di  Nelson Mandela per l’intera Africa. Noi tutti dovremmo conoscere e rendere omaggio a questo leader e martire africano. Grave colpa quella di una scuola che ignora o censura la storia più recente. Ecco una presentazione della sua opera ed un estratto del coraggioso e profetico discorso all’Organizzazione dell’Unità Africana tenutasi ad Addis-Abeba nel 1987 che ne causò l’omicidio. (L’intera traduzione del discorso su www.ilmondocheiovorrei.org )

Thomas Isidore Noël Sankara (nato a Yako, Alto Volta, 21 dicembre 1949) è stato per quattro anni Presidente del Burchina Faso. Fu militare, politico e rivoluzionario burkinabè, un leader molto carismatico per tutta l’Africa Occidentale sub-sahariana.

Sankara aveva capito che il debito contratto con i Paesi del Nord era la nuova forma di colonialismo per tenere sotto scacco i PVS e non permettere loro sviluppo ed autonomia. Se a trenta anni di distanza l’Africa è ancora soffocata dal debito, offesa dalle guerre e costretta a rinunciare alle nuove generazioni che fuggono verso l’Europa in cerca di futuro, è responsabilità di chi ha voluto e vuole tenere l’Africa in schiavitù e non vuole riconoscere i suoi diritti e la sua legittima autodeterminazione.

In un discorso tenuto ad Addis Abeba, in Etiopia, all’incontro dell’Organizzazione dell’Unità Africana contro l’imperialismo ed il neocolonialismo, Thomas Sankara suggerì l’istituzione di un nuovo fronte economico africano che si potesse contrapporre a quello europeo e statunitense. Inoltre cercò di convincere gli altri capi di Stato africani a rifiutarsi di saldare i debiti con gli Stati Uniti e i paesi europei, poiché era convinto che i soldi da restituire agli altri Stati non erano da rimborsare perchè potevano essere reinvestiti in riforme sanitarie e scolastiche.

Questo insieme al tentativo di rendere il Burkina autosufficiente e libero da importazioni forzate, attirò le antipatie di Stati Uniti d’America, Francia e Inghilterra, oltre che di numerosi paesi circostanti. Questo sfociò nel colpo di Stato del 15 ottobre 1987, in cui all’età di 38 anni il giovane capitano Sankara fu assassinato dal proprio vice, Blaise Compaoré, con la complicità dei suddetti stati. L’agguato avviene ad Ouagadougu alle ore 16,30 di giovedì 15 ottobre 1987. La sessione straordinaria del Consiglio Nazionale della rivoluzione del Burkina Faso sta per avere inizio nel salone di un edificio – vetro e cemento – che si trova in un complesso nell’immediata periferia di Ouaga, come la chiamano gli abitanti della capitale. Il breve corteo di auto nere che accompagna Thomas Sankara, 38 anni, giovane presidente della Repubblica, un militare dai profondi sentimenti democratici, abbandona la strada asfaltata e s’immette su un breve tracciato di terra rossa per raggiungere la recinzione che circonda l’edificio.

Sull’auto, appena girato l’angolo, sono già puntate le armi dei suoi assassini. Dagli arbusti attorno alla costruzione viene lanciata una granata contro il corteo di Renault. Viene colpita l’auto con a bordo il presidente. A morire sul colpo sono il suo addetto stampa, Paulin Bamoumi e Frederic Ziembie, consigliere giuridico. Thomas Sankara è ferito e viene trascinato dalle guardie del corpo sotto il pergolato dell’edificio, da qui gli uomini della scorta reagiscono sparando verso i cespugli dai quali è partita la bomba. Ma si accorgono subito che non c’è scampo per nessuno.

L’edificio è circondato da gente che lancia granate verso l’edificio. Sankara trova addirittura la forza per alzarsi in piedi, ma viene letteralmente falciato da una raffica di Kalashnicov. Morirà steso a terra, in un lago di sangue, dopo più di mezz’ora d’agonia, mentre attorno il commando finisce la strage, sparando a tutto ciò che si muove. Nessuno tra quanti si sono incaricati di scrivere la storia recente del Burkina Faso ha escluso che dietro il violento colpo di Stato e l’omicidio di Sankara ci fosse la mano di Blaise Compaoré, salito al potere proprio il giorno stesso dell’uccisione del giovane presidente e rimasto in carica ininterrottamente fino al 31 ottobre 2014. Naturalmente, il “gioco” sanguinoso che lo ha portato al potere, Campaoré non lo ha gestito da solo.

Hanno dato sicuramente una mano le zone oscure dei servizi segreti di paesi ex coloniali, di nazioni confinanti e persino di criminali ricercati dalle polizie di mezzo mondo come Charles Taylor, un mercenario senza scrupoli. L’uomo che ha alimentato il conflitto civile in sierra Leone per il controllo delle miniere di diamanti, al soldo di chissà chi, e che dal 1991 al 2001 ha paralizzato il paese, provocando 50.000 morti e che è stato accusato di omicidi, stupri, amputazioni e reclutamento di bambini soldato.

Nessun altro leader africano ha più incarnato il sogno di un vero riscatto civile del continente. Sankara, nonostante sia rimasto alla guida del suo paese solo 4 anni, dal 1983 al 1987, aveva dirottato il corso degli eventi dell’intero continente. Ma, come poteva durare a lungo uno così? Sankara aveva cambiato nome al suo paese, da Alto Volta a Burkina Faso (la terra degli uomini integri) e non perdeva occasione per andare in giro a dire cose come queste: “Ci hanno prestato i soldi gli stessi che ci hanno colonizzato. E allora, cos’è il debito se non un neocolonialismo governato dai paesi che hanno ancora pruriti imperiali? Noi africani siamo stati schiavi e adesso ci hanno ridotto a schiavi finanziari. Quindi, se ci rifiutiamo di pagare, di sicuro non costringeremo alla fame i nostri creditori. Se però paghiamo, saremo noi a morire. Quindi dobbiamo trovare la forza di dire a costoro guardandoli negli occhi che sono loro ad avere ancora debiti con noi, per le sofferenze che ci hanno inflitto e le risorse immani che ci hanno rubato”.

Il programma politico di Sankara comprendeva soprattutto il miglioramento delle condizioni delle donne. Sankara assegnò a numerose donne il ruolo di ministro e le cariche militari, cosa rara in Africa. Le incoraggiò a ribellarsi al maschilismo e a rimanere a scuola in caso di gravidanza. Abolì la poligamia e vietò l’infibulazione, pratiche ampiamente diffuse e tollerate in tutta l’Africa. Importante fu l’attenzione dedicata alla prostituzione. Sankara riteneva importante non punire o incarcerare le prostitute come accadeva in molti paesi, ma aiutarle a evadere dalla situazione di schiavitù fisica in cui si trovavano, dando loro un’occupazione vera. Si impegnò molto per eliminare la povertà attraverso il taglio degli sprechi statali e la soppressione dei privilegi delle classi agiate. Finanziò un ampio sistema di riforme sociali incentrato sulla costruzione di scuole, ospedali e case per la gente più povera della popolazione, oltre a un’importante lotta alla desertificazione con la messa a dimora di milioni di alberi nel Sahel.

Sankara si fece fautore e promotore di una totale rottura con la tradizione, che vedeva i soldati e soprattutto le cariche dell’esercito in posizione di netto vantaggio rispetto al popolo. Una delle sue prime mosse fu quella di coinvolgere le caserme nella produzione agricola e industriale. L’addestramento militare, ridotto da 18 a 12 mesi, fu implementato a funzioni lavorative che occuparono ben 3/4 del tempo totale. Ad esempio, l’ordine prevedeva inizialmente la costruzione di pollai e l’allevamento di galli e galline. Il risultato non venne solo raggiunto, ma ampiamente superato.

Questo successo economico garantì un miglioramento delle condizioni alimentari ed un rilevante abbassamento dei prezzi nel mercato della carne bianca per la popolazione civile. Ci fu anche un grande incremento della coltivazione di patate, a tal punto da raggiungere la sovrapproduzione. Per costruire dighe grazie a cui manovrare l’acqua di cui il Burkina aveva un disperato bisogno, i cantieri dovevano importare ferro e cemento dai paesi vicini, i quali però avevano cominciato a bloccarne la vendita per colpire economicamente un governo guardato male per le sue politiche liberiste e vicine al popolo. Sankara si concentrò molto in questa direzione mandando in missione informativa funzionari col compito di chiarire la posizione pacifica del paese, ma anche di informare che la persistenza di questi comportamenti sarebbe stata considerata un atto di ostilità. Uno dei principali motivi di povertà del Burkina era appunto la dipendenza da importazioni estere. E per la maggior parte si trattava di prodotti inutili o sacrificabili, che aggiungevano solo debiti su debiti. Sankara promosse dunque una campagna antimaterialista per incentivare il popolo a essere orgoglioso di ciò che aveva, senza vergognarsi di mostrare al mondo che il Burkina era un paese povero.

Il Burkina Faso fu il primo paese africano a indire i tribunali popolari, chiamati Case del popolo, con una corte presieduta da un giudice di carriera, due giudici non professionisti, un militare e quattro membri dei Comitati di difesa della rivoluzione. La gente poteva recarsi ai processi presenziando come pubblico e partecipando al dibattito. Celebre fu il processo a Saye Zerbo, ex presidente dell’Alto Volta, per appropriazione indebita. L’enorme cifra, 427 milioni di franchi, era stata misteriosamente fatta sparire dai conti statali proprio durante il suo governo. Zerbo verrà condannato a 15 anni di prigione e al rimborso dell’intera cifra mediante confisca di beni e proprietà.

Lo sforzo di far partecipare tutti i burkinabé alla rivoluzione si concretizzò permettendo loro di entrare la mattina nei locali della radio nazionale per parlare in diretta, criticare e proporre idee. Fu sviluppato un circuito di radio rurali che diffondevano programmi di alfabetizzazione e divulgazione agricola. Sankara dava grande importanza alla cooperazione internazionale, ma riteneva fosse da riformare. Criticò gli esperti di economia e i burocrati, unici veri ideatori nonché proponitori di strategie, che in cambio della consulenza agli stati si facevano pagare cifre d’oro, arrivando più volte a scontrarsi con potenze come gli Stati Uniti d’America. Quando l’ambasciatore americano “suggerì” a Sankara di non denunciare più le aggressioni in Centroamerica per evitare di inimicarsi Washington, il presidente rispose con un secco no. Durante la visita di François Mitterrand in Burkina Faso, Sankara lo accusò indirettamente, ma pubblicamente di aver permesso a un criminale come Pieter Willem Botha di aggirarsi liberamente in Francia. Questo incrinò definitivamente i rapporti, e Mitterand accentuò la sua già evidente antipatia per il giovane presidente.

Il capitano era consapevole di rischiare la vita ogni giorno a causa dei numerosi nemici che si era creato. Per questo motivo veniva protetto da strategie di copertura, come la segretezza dei suoi spostamenti o l’annunciazione del luogo delle riunioni solo due ore prima. Teneva sempre con sé tre pistole da usare in caso di pericolo e gli uomini della scorta cambiavano costantemente. I rischi erano concreti.

I risultati di quattro anni di Governo di Thomas Sankara:
• Vaccinati 2.500.000 bambini contro morbillo, febbre gialla, rosolia e tifo. L’Unicef stesso si complimentò con il governo.
• Creati Posti di salute primaria in tutti i villaggi del paese.
• Aumentati gli alfabetizzati.
• Realizzati 258 bacini d’acqua.
• Scavati 1.000 pozzi e avviate 302 trivellazioni.
• Stoccati 4 milioni di metri cubi contro 8,7 milioni di metri cubi di volume d’acqua.
• Realizzate 334 scuole, 284 dispensari-maternità, 78 farmacie, 25 magazzini di alimentazione e 3.000 alloggi.
• Creati l’Unione delle donne del Burkina (UFB), l’Unione nazionale degli anziani del Burkina (UNAB), l’Unione dei contadini del Burkina (UPB) e ovviamente i Comitati di difesa della rivoluzione (CDR), che seppur inizialmente registrarono alcuni casi di insurrezione divennero ben presto la colonna portante della vita sociale.
• Avviati programmi di trasporto pubblico (autobus).
• Combattuti il taglio abusivo degli alberi, gli incendi del sottobosco e la divagazione degli animali.
• Costruiti campi sportivi in quasi tutti i 7.000 villaggi del Burkina Faso.
• Soppressa la Capitazione e abbassate le tasse scolastiche da 10.000 a 4.000 franchi per la scuola primaria e da 85.000 a 45.000 per quella secondaria.
• Create unità e infrastrutture di trasformazione, stoccaggio e smaltimento di prodotti con una costruzione all’aeroporto per impostare un sistema di vasi comunicanti attraverso l’utilizzo di parte di residui agricoli per l’alimentazione.
Quasi tutte queste riforme, estremamente innovative per un paese africano degli anni ’80, furono annullate dal regime di Blaise Compaoré. Thomas Sankara era un uomo estremamente carismatico, come hanno raccontato molti suoi amici e collaboratori. Uomo sempre gioioso, ma al tempo stesso tenacemente determinato nel conseguimento degli obiettivi, aveva una grande umiltà. Detestava qualunque forma di ingiustizia sociale e si mosse sempre in questa direzione, esprimendo con estrema franchezza il proprio pensiero in ogni circostanza, senza mai perdere quel tocco di perspicace ironia che lo contraddistingueva e ne caratterizzava la genialità.
Frasi celebri di Thomas Sankara
• « La rivoluzione è anche vivere nell’opulenza, vivere nella felicità. Ma opulenza e felicità per tutti, non solo per qualcuno »
• « I nemici di un popolo sono coloro che lo tengono nell’ignoranza »
• « Mentre i rivoluzionari in quanto individui possono essere uccisi, nessuno può uccidere le idee »
• « Tutto ciò che l’uomo immagina, lo può creare »
• « L’imperialismo è un sistema di sfruttamento che si verifica non solo nella forma brutale di chi viene a conquistare il territorio con le armi. L’imperialismo avviene spesso in modi più sottili. Un prestito, l’aiuto alimentare, il ricatto. Stiamo combattendo questo sistema che permette a un pugno di uomini di governare l’intera specie »

• « Dobbiamo decolonizzare la nostra mentalità e raggiungere la felicità nei limiti del sacrificio che siamo disposti a fare. Dobbiamo far sì che la nostra gente sia disposta ad accettarsi per come è e a non vergognarsi della sua situazione reale »
• « La rivoluzione e la liberazione delle donne vanno di pari passo. Non parliamo di emancipazione delle donne come atto di carità o ondata di compassione umana. Si tratta di una necessità alla base della rivoluzione. Le donne reggono l’altra metà del cielo »
• « La disuguaglianza può essere sconfitta attraverso la definizione di una nuova società, in cui gli uomini e le donne potranno godere di pari diritti, derivanti da uno sconvolgimento dei mezzi di produzione in tutti i rapporti sociali. Pertanto, la condizione delle donne migliorerà solo con l’eliminazione del sistema che le sfrutta »
• « Lo spirito è soffocato, per così dire, dall’ignoranza. Ma non appena l’ignoranza è distrutta, lo spirito risplende, come il sole privo di nuvole »
• « È possibile che a causa degli interessi che minaccio, a causa di quelli che certi ambienti chiamano il mio cattivo esempio, con l’aiuto di altri dirigenti pronti a vendersi la rivoluzione, potrei essere ammazzato da un momento all’altro. Ma i semi che abbiamo seminato in Burkina e nel mondo sono qui. Nessuno potrà mai estirparli. Germoglieranno e daranno frutti. Se mi ammazzano arriveranno migliaia di nuovi Sankara! »

Ecco il sogno interrotto di Thomas Sankara. Il quadro nel quale il “Che Guevara africano” è stato eliminato era questo: da una parte, il suo coraggio, la sua vitalità rivoluzionaria nel voler cambiare volto all’Africa, il suo pragmatismo maturato nella carriera militare e la sua incerta dimestichezza con la diplomazia; ma dall’altra, la morsa invisibile degli interessi rapaci dei potentati economici internazionali che continuano a depredare il continente con la complicità di leadership locali, che gravano sull’intero continente. Si è temuto insomma che l’equilibrio post coloniale potesse essere messo in discussione, sebbene da un paese come il Burkina, che non ha mai fatto gola a nessuno, tanto assenti sono ricchezze naturali degne di nota.

Il disegno eversivo si è dimostrato comunque lungimirante, perché l’Africa è ancora lì, con i suoi Pil in crescita, qua e là, con alcuni incoraggianti segnali di crescita a macchia di leopardo. Ma il vero riscatto, quello sognato da Sankara, quello appare al momento ancora assai lontano all’orizzonte.

FINE QUARTA PARTE
Il testo completo è stato suddiviso in capitoli ed è il risultato di una ricerca durata otto mesi. Per eventuali inesattezze si rimanda ai testi originali indicati nelle fonti.

Fonti:

http://www.wikipedia.org
http://www.repubblica.it
http://www.mosaicodipace.it
http://www.unicef.it
http://www.avvenire.it
http://www.mediciperidirittiumani.org
http://www.mondoallarovescia.com
http://www.psicopolis.com
http://www.africanvoicess.wordpress.com
http://www.proteo.rdbcub.it
http://www.nigrizia.it
http://www.studiarapido.it
http://www.dirdidedolo.it
http://www.occhidellaguerra.it
http://www.reportdifesa.it
http://www.a-dif.org
http://www.reportafrica.it
http://www.africarivista.it

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