Questo articolo è per difendere a testa alta la Comunità e le attività del Cenacolo di Gesù e Maria, associazione fondata dal gesuita padre Remo Sartori . Amaramente costatando che le difficoltà dei tempi, invece che rinsaldare i legami di solidarietà fra gli ultimi, li mettono in competizione: pronti subito ad approfittare del fratello ferito, non per correre in suo soccorso, ma per rubargli il posto e la camicia.

NOBLESSE OBLIGE
la nobiltà d’animo è un obbligo, ma non è da tutti

Ricordo benissimo quando mio padre, nel ’94 fu chiamato in Questura. Ci chiedevamo: cosa avrà mai fatto? Era per una formalità: doveva dichiarare, insieme agli altri eredi, che veramente era disposto a rinunciare ad ogni diritto sull’eredità della zia Teresa. Un’eredità non da poco: si parlava di vari miliardi di lire. Ma la cosa non era in discussione. La zia Teresa aveva sempre detto e poi lasciato scritto in un codicillo testamentario, che avrebbe voluto lasciare tutto alla Diocesi di Modena. Poi, quando era ancora in vita, era stata infastidita dal factotum della Diocesi, Don Manni, che girava per le sue proprietà come se fossero già a sua disposizione. Ci ripensò e decise di fidarsi piuttosto dei Gesuiti, così cambiò il testamento. La Diocesi di Modena ancora oggi si mangia le mani, ma secondo i fatti che andremo a descrivere innanzi, sta prendendosi la sua rivincita.

LA STORIA DELL’EREDITA’ MESSEROTTI-BENVENUTI
E’ nel 1995 che la Compagnia di Gesù (Gesuiti) riceve a Modena un’eredità miliardaria: oltre 8 miliardi di lire. Teresa Messerotti Benvenuti lascia la Villa settecentesca sul Secchia a Villanova, a condizione che diventi luogo di apostolato e carità per i bisognosi. L’insieme dei beni mobili e immobili è destinato alla ristrutturazione della villa.

Il Gesuita Padre Remo Sartori, pressato dai Superiori Gesuiti, accetta di portare avanti le volontà della donatrice dando vita alla Fondazione Casa Regina della Famiglia e due associazioni:la Piccola Famiglia delle Figlie e dei Figli di Maria, una minuscola congregazione di persone consacrate a livello di diocesi e l’Associazione Cenacolo di Gesù e Maria. Intanto Padre Remo riceve dai Gesuiti quanto basta a ristrutturare il tetto che era ormai vicino al collasso. Tutto il resto viene realizzato grazie a donazioni che Padre Remo raccoglie da tutt’Italia e ad un contributo di 400 milioni di lire da parte della Regione Emilia Romagna.

In quasi venti anni,a Casa Regina della Famiglia, sono state accolte più di trecento mamme in difficoltà insieme ai loro bambini, facendo un lavoro certosino per rimettere insieme i pezzi di una vita complicata. Alcune mamme, arrivate in condizioni di pericolo o di estrema povertà, mettono al mondo i loro bambini nell’antica Villa ora denominata: “Casa Regina della Famiglia” dove tutte sono assistite e ospitate gratuitamente. La struttura funziona come una vera e propria “Casa di accoglienza”, in accordo con i servizi sociali dei Comuni modenesi ( che danno un contributo spese per il mantenimento) e seguendo le norme previste dalla Regione Emilia Romagna. Il servizio offerto è unico nel territorio: mamme e bambini non sono accolti da operatori stipendiati, ma sono inseriti nel clima di condivisione e fraternità della vita familiare.

Sempre con le offerte raccolte da Padre Remo è ristrutturato anche un edificio in montagna a Varana Sassi, presso Serramazzoni, che diventa un Centro di Spiritualità residenziale denominato Casa Giovanni Paolo II. Grazie a questo intervento il Comune ristruttura la chiesetta e l’intero borgo. Poi c’è un appartamento a Modena donato in eredità da una socia dell’associazione Cenacolo di Gesù e Maria sempre per le finalità di accoglienza della Fondazione. Si completa il quadro delle attività seguite da Padre Remo con la sede della comunità di preghiera ed apostolato “Il Cenacolo di Gesù e Maria”, conosciuta come “Casa del Pozzo”, presso il ponte di Sant’Ambrogio a Modena. Registriamo inoltre che quattro vescovi incardinati nella Diocesi di Modena e Nonantola: Mons. Giuseppe Amici, Mons. Bruno Foresti, Mons. Bartolomeo Santo Quadri e Mons. Benito Cocchi, hanno apprezzato e collaborato con padre Remo per la sua dedizione ed impegno religioso.

LA TEMPESTA SUL SOGNO DELLE MAMME
Poi improvvisamente un vento di tempesta si abbatte su questo sogno diventato realtà. Calunniatori, senza prova alcuna, accusano Padre Remo di cose infamanti. In seguito a ciò Padre Remo viene tolto alla sua Comunità, mandato a Roma e poi a Gallarate presso l’Infermeria dei Gesuiti. Praticamente sequestrato. A noi della “Comunità il Cenacolo di Gesù e Maria” è proibito di vederlo e di contattarlo anche telefonicamente. Questa situazione perdura da più di quattro anni senza che, a tutt’oggi, alcun tribunale civile abbia emesso una qualsiasi condanna e neppure avviato un qualsiasi procedimento. Ciò ha compromesso la salute di padre Remo che, per la sua storia e la sua età prossima ai novant’anni, non merita di vivere questo calvario. In seguito a procedimenti ecclesiastici ben poco trasparenti e tutt’ora in corso, il Vescovo di allora Mons. Antonio Lanfranchi, firma il decreto di nomina del nuovo presidente e amministratore della Fondazione che sostituisce padre Remo Sartori.

Così la tempesta si abbatte a catena anche sulla Fondazione Regina della Famiglia e sulle due associazioni diocesane, realtà innegabilmente meritevoli ed estranee a qualsiasi coinvolgimento nel procedimento ecclesiastico riguardante Padre Remo. Il successore di Padre Remo, per effetto di subentri e dimissioni obbligate nel consiglio d’amministrazione della Fondazione, avalla la scelta di sciogliere l’istituzione. Il Vescovo Erio Castellucci, insediatosi in Diocesi da pochi mesi, nel giugno/luglio 2016, firma il decreto che scioglie le due associazioni diocesane (costituite da laici) che operano nella Fondazione. In conseguenza la Regione Emilia Romagna conferma lo scioglimento della Fondazione votato dal CdA della stessa, nonostante la ferma opposizione di chi continua a credere in quest’opera e a spendervi ogni energia materiale e spirituale. Non è chiaro perchè gli ultimi due Vescovi, contrariamente ai loro predecessori, abbiano appoggiato la demolizione delle opere di Padre Remo. Probabilmente non hanno avuto tempo di appurare la situazione e si sono dovuti affidare a collaboratori che hanno spinto a non approfondire e a fidarsi delle loro indicazioni.

IL LIQUIDATORE NON CONOSCE MISURA
Ora, mentre il primo liquidatore incaricato dalla Regione Emilia Romagna, l’avvocato Clò, sente forse il puzzo di bruciato della situazione e rinuncia all’incarico, un secondo avvocato liquidatore, Razzoli, nominato successivamente, smantella pezzo per pezzo quanto di buono è stato fatto in vent’anni. Proprio in  questi giorni, incurante del Natale e delle imminenti festività, sta procedendo intimando ai servizi sociali di ritirare le ragazze madri e i loro bambini dalla Casa Regina della Famiglia. E, mentre ancora sul c/c della Fondazione continuinuano a giungere i fondi dei Comuni per le ragazze madri, il bancomat della Fondazione risulta bloccato per chi gestisce il servizio di accoglienza. Dal 2 novembre 2017 sono le famiglie di volontari a pagare di tasca loro il mantenimento di mamme e bambini.

Ora la proposta del liquidatore alle famiglie di Casa Regina è di collaborare per un anno con l’Associazione Porta Aperta e poi abbandonare definitivamente tutte le opere ed i locali della Fondazione (tutti restaurati con le donazioni ricevute da Padre Remo). Contemporaneamente sembra che gesuiti si siano fatti avanti per riavere indietro la proprietà di Villa Messerotti.

Porta Aperta è una realtà preziosa e sana, ma chi accetterebbe di buon grado di vedersi accusato ingiustamente per essere privato delle sue attività con la giustificazione che i nuovi proprietari continueranno le attività stesse ed anche meglio? Capiamoci: si tratta palesemente di un furto legalizzato! Che ne direste se un domani qualcuno accusasse gli amministratori di Porta Aperta infangandone nome e reputazione e si presentasse subito appresso una qualche ONG ben stimata e conosciuta che prospettasse alle autorità competenti di rilevare le proprietà escludendo in toto la vecchia gestione? Si direbbe certamente: “chi la fa, l’aspetti!”

Io penso che la zia Teresa, che mangiava mezza fetta di prosciutto e due foglie d’insalata al giorno per non toccare il patrimonio, da lassù ci guarderà sconsolata, ma certamente tiferà per noi: “Ragazzi, non arrendetevi! Vi ho donato un sogno, lottate per questo. Qui ho tanti amici, noi siamo con voi. Forza Padre Remo, forza ragazzi. La verità trionferà infine!”

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