La sicurezza in Italia è una chimera principalmente per colpe pregresse, ma anche perchè si continua a fare distinzioni fra poveri nostrani e no.

ll capo dello Stato Mattarella firma il Decreto Sicurezza e scrive al Premier Giuseppe Conte: “Restano fermi gli obblighi costituzionali richiamati nel testo normativo ed in particolare nell’articolo 10 della Costituzione”.

Mentre le misure di contrasto alla povertà e di stimolo all’economia come il Reddito di Cittadinanza, la Flat Tax, le Pensioni di Cittadinanza, il blocco dell’aumento dell’IVA e la Pace Fiscale saranno certamente inserite nella Legge di Bilancio 2019, il recente Decreto Sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri a fine settembre 2018, è chiaramente impostato a contenere i diritti dei più poveri di tutti che sono gli immigrati.

Vedremo che ne verrà fuori nella versione definitiva dopo la discussione alle Camere. Per ora l’attenzione sembra solo quella atta a gratificare quella parte dell’elettorato che non vede di buon occhio i migranti. Si toglie loro diritti e gli si costruisce intorno un recinto di regole che ne complichi ulteriormente l’integrazione. Per niente sensibili alle possibilità che la contaminazione di popoli e culture possono dare per arricchire la società italiana.

Per avere davvero sicurezza bisognerebbe non gratificare la pancia, ma ragionare pacatamente di ciò che non funziona. Innanzitutto è sbagliato parlare di sicurezza e riferirsi unicamente al problema dei migranti e degli extracomunitari. È sbagliato regolamentare vari aspetti dell’immigrazione in Italia ignorando la Costituzione italiana e discriminando gli extracomunitari come colpevoli a prescindere. Ignorandone bisogni, le aspirazioni ed i diritti. Creando un deposito umano di malcontento e di discriminazione, in realtà si diminuisce la sicurezza anche e soprattutto per gli italiani!

Un vero Decreto Sicurezza dovrebbe contemplare molto di più. Sicurezza non c’è quando si sente di personaggi, stranieri e no, che delinquono contro il patrimonio o contro le persone e poi, beccati con le mani nel sacco, dopo due giorni sono già fuori. Questo fa incazzare molto le persone. Sicurezza non è farsi giustizia da solo. Le armi nelle case aumentano l’insicurezza come insegna l’America dove ci sono più morti nelle case che per terrorismo. Sicurezza è adeguare e formare adeguatamente il personale di polizia secondo i bisogni di ogni territorio.

Sicurezza è anche sicurezza ambientale: chi intossica il territorio provocando col tempo un aumento delle patologie tumorali, non può beccarsi 4 o 5 anni! Se ha provocato la morte di 50 o 100 persone si deve prendere l’ergastolo! Sicurezza nell’ambiente familiare: quante denuncie di ragazze perseguitate che restano per lunghi tempi esposte al rischio della vita per poi concludersi col solito femminicidio. In Italia uno ogni tre giorni. È sicurezza questa?

Sicurezza non è avere le carceri piene di delinquenti a carico dello Stato e tanti ex lavoratori a vivere sotto i ponti. Se il lavoro nobilita non dovrebbe mancare a nessuno, particolarmente chi ne ha bisogno per riscattarsi o per sopravvivere. Sicurezza è anche un lavoro riconosciuto e giustamente retribuito, senza risparmiare sulla salute e la vita dei lavoratori. Anche non gestito dal caporalato come è tollerato dalle istituzioni locali per la raccolta di pomodori, arance, olive, ecc. Istituzioni che tollerano le paghe da fame, gli alloggi fatiscenti ed un sistema che permane totalmente nell’illegalità. Lo straniero che arriva in Italia, non deve scomparire nel nulla. Se l’interesse delle istituzioni è solo quello di cacciarlo, per forza si nasconderà, finendo poi vittima della malavita o del traffico di organi.

Sicurezza è anche quando una bambina straniera nata in Italia, non rischia, richiamata momentaneamente nel proprio paese d’origine, di essere infibulata, costretta ad un matrimonio combinato, costretta ad abortire contro la propria volontà o costretta ad asservire alle disposizioni o alle consuetudini religiose o sociali che in Italia sarebbero reato. Le famiglie straniere che vogliono lavorare e crescere i figli in Italia devono essere messe a conoscenza ed accettare pienamente quanto fa parte della cultura e delle leggi del Paese che li ospita. Nel proprio paese dovrebbero importare conoscenze, dialogo, accoglienza. Non discriminazioni e paure.

bacio-notav-281883Quindi non pregiudizi, ma una accurata e competente programmazione ed organizzazione. Non i soliti business dei cooperanti improvvisati, ma fiducia a chi può mostrare un lungo curriculum immacolato. A chi ha vissuto e creduto veramente nella cooperazione e nel volontariato.

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