Mentre ci ritroviamo nella peggior emergenza globale dalla seconda guerra mondiale, in attesa di vedere la luce in fondo al tunnel, ci dobbiamo chiedere se esiste una morale a tutto questo. O se, come ogni cosa che non capiamo, la scarichiamo nella pattumiera del caso.

Fino a ieri pensavamo che il nostro problema principale fossero gli extracomunitari clandestini. Pensavamo che noi avremmo risolto tutti i nostri problemi, se solo avessimo chiuso i porti definitivamente a tutti i profughi, quei profughi che bussavano alle porte dell’Europa tramite i porti e le coste italiane. Quelli che poi ci rubavano il lavoro, ma quel lavoro che noi non vogliamo fare. Quelli che debbono stare a casa loro, anche se a casa loro gli abbiamo rubato tutto quanto ci faceva comodo rubare ed in cambio gli abbiamo lasciato rifiuti tossici, disastri ambientali e armi, perché anche la pace è una ricchezza che loro non debbono permettersi.

Pensavamo che il nostro problema fossero loro, ma poi è arrivato questo virus, il Coronavirus. Non dall’Africa, ma dalla Cina. Non tramite barconi, ma tramite viaggi aerei. Tramite italiani che erano stati in Cina e tramite cinesi che ritornavano in Italia dalla Cina. Ora ci ritroviamo ad aggiornare giorno per giorno i morti ed i contagiati. Ma se la Cina è riuscita ad uscire quasi del tutto dall’emergenza, c’è da sperare che prima o poi anche noi riusciremo a mettere la parola fine a questa emergenza.

Ci servirà? Capiremo che tagliare finanziamenti, posti letto e servizi alla Sanità locale non è stato un risparmio, ma un costo incalcolabile che abbiamo pagato in vite umane? Capiremo che il mondo non può essere diviso i noi e voi, così come i confini possono delimitare gli Stati, ma non trattenere i virus che non fanno differenze di appartenenza, religione o di razza, ma democraticamente colpiscono tutti? Capiremo che “statevene a casa vostra” non risolve niente perché il problema è nato proprio a casa loro?

L’umanità deve maturare pensando alla salute della gente come un diritto per tutti, monitorando e controllando laddove potrebbero generarsi e diffondersi virus pericolosi per tutta l’umanità. Anche a casa nostra dove la smania del profitto nasconde pericoli per la salute di tutti.

Trattiamo ora il problema dei pipistrelli e dei serpenti. Ok che ci sta che fino ad oggi il mercato di Wuhan abbia venduto ad uso alimentare queste bestiole. Ora però bisogna valutare che ogni pipistrello che veniva venduto per un valore X al mercato di Wuhan, ha dato un danno all’economia mondiale tale che il suo reale impatto è stato almeno 10 o 100 mila volte il prezzo di vendita X. Questo senza calcolare il costo delle vite umane che non è quantificabile.

Per cui “padroni a casa nostra” non vale più. Ognuno deve rispondere di quello che fa a casa propria, coscienti di partecipare responsabilmente ad una sola ed unica umanità. Per cui, anche il commercio discutibile di cani e gatti a fini alimentari, alimentato più da dicerie e superstizioni che da altro, dovrebbero essere disincentivato. Altrettanto l’uccisione di altre specie protette come delfini e scimmie. In sostanza il cambiamento virtuoso non è neanche tanto difficile: basta mette una tassa che renda il commercio insostenibile e ciò spegnerà l’interesse.

Sicuramente quando terminerà l’emergenza coronavirus, apprezzeremo di più il potersi incontrare, abbracciare, baciare. Apprezzeremo la possibilità di spostarsi, di viaggiare, di conoscere Paesi, culture e persone nuove. Apprezzeremo il ritrovarsi insieme senza paure o sospetti. Apprezzeremo l’andare al cinema, a teatro, allo stadio, al ristorante o ad una riunione di svago o di lavoro come un’opportunità preziosa, non banale, unica.

Il coronavirus ci ha tolto la libertà, condannati ai domiciliari anche i bambini che non possono neppure andare a scuola. Stiamo a casa, non vediamo nessuno, non facciamo entrare nessuno, non abbiamo bisogno di nessuno. Stiamo con le nostre paure e ci bastano, ma non vediamo l’ora che tutto questo finisca e si torni alla normalità. Quella “normalità” dove siamo noi italiani a chiudere i porti all’immigrazione e non l’anomalia dove sono gli altri Paesi come Regno Unito, Romania, Malta, Israele, Polonia, Emirati Arabi, India e Croazia, Giordania, Iraq, etc… a chiudere le frontiere agli italiani o addirittura a imporci un periodo di quarantena.

Quella “normalità” dove sono gli altri a chiedere il nostro aiuto e non dove sono gli altri a pregare per noi e ad inviarci aiuti in materiale sanitario come quelli inviati dalla Cina e dalla Russia ed anche i dottori come quelli inviati da Cuba, Venezuela, Cina, Russia e Albania.

Speriamo che questa emergenza ci abbia insegnato che i virus sono pericolosi anche quando le vittime non siamo noi. E quando un virus pericoloso e contagioso come quello del razzismo ti anestetizza la coscienza, è il momento di preoccuparsi davvero perché come il coronavirus, anche il virus del razzismo ti toglie la libertà di incontrare, di abbracciare e di baciare. E, come dice la canzone di Umberto Tozzi, attenti perché “prima o poi, gli altri siamo noi”.