Il Papa : “Abortire non è giusto, è come affittare un sicario”

Se un figlio, frutto d’un atto d’amore, è una cosa meravigliosa, tanto meravigliosa che molti genitori darebbero la stessa propria vita anche per uno solo dei propri figli, non si capisce come talvolta quella stessa creatura possa diventare un nemico, un colpevole di così tanta colpa da meritare la morte. Una creatura così innocente che nessuno dovrebbe neanche azzardare il pensiero di fargli del male. Solo un criminale potrebbe tanto.

Ma le scuse per arrivare a tanto, ormai si sprecano. E c’è un perché neanche tanto nascosto. Dietro all’aborto, oltre alle bugie trasformate in diritti, c’è un’industria che ne beneficia. Infatti come ti muovi c’è sempre qualcuno che pensa come approfittare della situazione. Ad esempio i medici chirurghi, obiettori nell’Ospedale pubblico, ma pronti a tutto nella clinica privata. O i feti che finiscono a far parte degli ingredienti della cosmesi di lusso.

È facile scorrere i commenti degli utenti di facebook o di altri media che riportano questo intervento del Papa, per accorgersi di come ricalchino la superficialità e la contaminazione di decenni di violenza al diritto dei più deboli. Si sa che la storia è scritta sempre dai vincitori ed anche in questo caso, replicato purtroppo in tanti Paesi, sono i vincitori a scrivere le leggi e ad affermare un diritto negato ai più deboli ed agli innocenti.

Ho sempre pensato che essere innovatore o progressista sia schierarsi a fianco dei più deboli e riconoscere i loro diritti. Per esempio gli immigrati, gli incomodi,gli scarti di oggi fatti morire nel mar Mediterraneo o nelle carceri libiche senza scomodare le coscienze dei benpensanti. I ragazzi difficili che la scuola emargina e colpevolizza creandone dei disadattati o dei delinquenti. Ed anche i bimbi non accolti dai propri genitori e scartati come un rifiuto neppure degno di una vita in adozione.

Io ho conosciuto una collega che mi ha confessato che tempo prima aveva abortito perché i medici gli avevano detto che c’era il tre per cento di probabilità che il suo bambino nascesse con una malformazione. Lei e suo marito si sono sentiti autorizzati ad eliminare un bambino desiderato, amato e, per il novantasette per cento, perfettamente sano, solo per uno scrupolo ! Nessuno può garantire a nessuno che suo figlio non si ammali gravemente, che non abbia un grave incidente o che non si droghi. I rischi sono, purtroppo, seriamente molto più alti di un modesto tre per cento !!! La collega, riflettendo, ha poi abbandonato le sue paure tornando a cercare la maternità e dando poi alla luce un bellissimo maschietto. Ma purtroppo il suo fratellino maggiore è rimasto solo un angioletto che lo veglia da lassù.

Anche nel caso estremo dello stupro, l’aborto è un omicidio. Uno può anche strapparsi le vesti per lo scandalo o la bestemmia, ma se l’analisi è senza pregiudizi e sinceramente finalizzata a ricercare il diritto del più debole, c’è da ricredersi. Il bambino frutto di uno stupro è sicuramente una vittima innocente come la madre. Innocente perché non è responsabile di alcuna colpa e vittima perché privato di un padre di cui avrebbe diritto. Probabilmente vittima anche perché privato di un po’ dell’amore della madre che ricorderà con amarezza e dolore il momento del suo concepimento. La madre dovrebbe essere solidale, comprendere e difendere un figlio che è una vittima come lei. Ma se non ce la fa, la madre non è costretta a crescere un figlio che non riesce ad amare pienamente perché frutto di uno stupro. C’è anche adesso la possibilità di non riconoscere un figlio senza sopprimerlo.

Elogio quindi Papa Bergoglio che finalmente dice una parola giusta e chiara sull’aborto: «Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? È’ come affittare un sicario». Colpevoli invece coloro che, religiosi o uomini di cultura, per anni hanno taciuto, lasciando parlare chi strumentalizzava la vita a proprio tornaconto. Poi sono restio a dichiarare la sofferenza come un dono. La sofferenza, soprattutto quando evitabile, è innanzitutto un crimine ed una grave responsabilità per chi l’ha provocata direttamente o indirettamente. Spesso tumori e malattie non sono uno scherzo di cattivo gusto del Padre creatore, ma il risultato di gravissimi comportamenti umani come per esempio inquinare la natura, fiumi, mari, aria e terreni.

È criminale anche chi ha responsabilità nel campo della salute e non agisce per il bene delle persone, ma per la carriera o il proprio profitto. Non veliamo di soprannaturale colpe umane che non meritano queste giustificazioni. Il Vangelo è innanzitutto “la Buona Novella”, non l’introduzione ad un cammino di martirio e di croce.

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Chimera sicurezza

La sicurezza in Italia è una chimera principalmente per colpe pregresse, ma anche perchè si continua a fare distinzioni fra poveri nostrani e no.

ll capo dello Stato Mattarella firma il Decreto Sicurezza e scrive al Premier Giuseppe Conte: “Restano fermi gli obblighi costituzionali richiamati nel testo normativo ed in particolare nell’articolo 10 della Costituzione”.

Mentre le misure di contrasto alla povertà e di stimolo all’economia come il Reddito di Cittadinanza, la Flat Tax, le Pensioni di Cittadinanza, il blocco dell’aumento dell’IVA e la Pace Fiscale saranno certamente inserite nella Legge di Bilancio 2019, il recente Decreto Sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri a fine settembre 2018, è chiaramente impostato a contenere i diritti dei più poveri di tutti che sono gli immigrati.

Vedremo che ne verrà fuori nella versione definitiva dopo la discussione alle Camere. Per ora l’attenzione sembra solo quella atta a gratificare quella parte dell’elettorato che non vede di buon occhio i migranti. Si toglie loro diritti e gli si costruisce intorno un recinto di regole che ne complichi ulteriormente l’integrazione. Per niente sensibili alle possibilità che la contaminazione di popoli e culture possono dare per arricchire la società italiana.

Per avere davvero sicurezza bisognerebbe non gratificare la pancia, ma ragionare pacatamente di ciò che non funziona. Innanzitutto è sbagliato parlare di sicurezza e riferirsi unicamente al problema dei migranti e degli extracomunitari. È sbagliato regolamentare vari aspetti dell’immigrazione in Italia ignorando la Costituzione italiana e discriminando gli extracomunitari come colpevoli a prescindere. Ignorandone bisogni, le aspirazioni ed i diritti. Creando un deposito umano di malcontento e di discriminazione, in realtà si diminuisce la sicurezza anche e soprattutto per gli italiani!

Un vero Decreto Sicurezza dovrebbe contemplare molto di più. Sicurezza non c’è quando si sente di personaggi, stranieri e no, che delinquono contro il patrimonio o contro le persone e poi, beccati con le mani nel sacco, dopo due giorni sono già fuori. Questo fa incazzare molto le persone. Sicurezza non è farsi giustizia da solo. Le armi nelle case aumentano l’insicurezza come insegna l’America dove ci sono più morti nelle case che per terrorismo. Sicurezza è adeguare e formare adeguatamente il personale di polizia secondo i bisogni di ogni territorio.

Sicurezza è anche sicurezza ambientale: chi intossica il territorio provocando col tempo un aumento delle patologie tumorali, non può beccarsi 4 o 5 anni! Se ha provocato la morte di 50 o 100 persone si deve prendere l’ergastolo! Sicurezza nell’ambiente familiare: quante denuncie di ragazze perseguitate che restano per lunghi tempi esposte al rischio della vita per poi concludersi col solito femminicidio. In Italia uno ogni tre giorni. È sicurezza questa?

Sicurezza non è avere le carceri piene di delinquenti a carico dello Stato e tanti ex lavoratori a vivere sotto i ponti. Se il lavoro nobilita non dovrebbe mancare a nessuno, particolarmente chi ne ha bisogno per riscattarsi o per sopravvivere. Sicurezza è anche un lavoro riconosciuto e giustamente retribuito, senza risparmiare sulla salute e la vita dei lavoratori. Anche non gestito dal caporalato come è tollerato dalle istituzioni locali per la raccolta di pomodori, arance, olive, ecc. Istituzioni che tollerano le paghe da fame, gli alloggi fatiscenti ed un sistema che permane totalmente nell’illegalità. Lo straniero che arriva in Italia, non deve scomparire nel nulla. Se l’interesse delle istituzioni è solo quello di cacciarlo, per forza si nasconderà, finendo poi vittima della malavita o del traffico di organi.

Sicurezza è anche quando una bambina straniera nata in Italia, non rischia, richiamata momentaneamente nel proprio paese d’origine, di essere infibulata, costretta ad un matrimonio combinato, costretta ad abortire contro la propria volontà o costretta ad asservire alle disposizioni o alle consuetudini religiose o sociali che in Italia sarebbero reato. Le famiglie straniere che vogliono lavorare e crescere i figli in Italia devono essere messe a conoscenza ed accettare pienamente quanto fa parte della cultura e delle leggi del Paese che li ospita. Nel proprio paese dovrebbero importare conoscenze, dialogo, accoglienza. Non discriminazioni e paure.

bacio-notav-281883Quindi non pregiudizi, ma una accurata e competente programmazione ed organizzazione. Non i soliti business dei cooperanti improvvisati, ma fiducia a chi può mostrare un lungo curriculum immacolato. A chi ha vissuto e creduto veramente nella cooperazione e nel volontariato.

CROLLA UN MITO: QUELLI DELLA LEGA CE L’HANNO PICCOLO!

Altro che lavoro o delinquenza, sempre più italiani approvano le politiche anti-immigrazione di Salvini per INVIDIA! Sanno di non poter competere. Anche se i respingimenti sono reato, quando qualcuno riporta in Libia i migranti, tanti italiani esultano: meno neri, meno concorrenza!

La prestigiosa rivista internazionale Human Reproduction, ha recentemente pubblicato i risultati choc di uno studio condotto su quasi mille ventenni del Veneto. Da questo studio si scopre una riduzione delle dimensioni del pene: -0.9 cm rispetto ai giovani di 15 anni fa e dei testicoli: il 23% dei giovani analizzati mostra un volume testicolare inferiore ai 12 cc, considerato come valore soglia di normalità. La rivista è considerata a livello mondiale punto di riferimento sui temi delle patologie della riproduzione umana ed è la più letta dagli scienziati e dai medici di settore.

Ma è di questi giorni una notizia che deve far riflettere: ad un anno dall’apertura, la procura di Catania ha archiviato con un nulla di fatto l’indagine sulle ONG accusate di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Un anno fa era stata la Marina Militare a sospettare per prima dei collegamenti tra Ong e scafisti nelle operazioni di sbarco e salvataggio. Operazione benedetta dall’ex ministro dell’Interno Marco Minniti che aveva già avviato la sua strategia per sgomberare il Mediterraneo dalle Ong. E infatti le Ong finiscono nella bufera. Il Procuratore Zuccaro si mostra ottimista spingendosi a dichiarare alla trasmissione Agorà che “alcune Ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti, so di contatti”. I contatti, effettivamente, sono stati riscontrati. Ma è lo stesso Zuccaro a rendersi conto della difficoltà della situazione appena qualche mese dopo.

Intanto la campagna del governo sulle Ong, il codice di condotta richiesto da Minniti, l’ulteriore indagine di Trapani e le polemiche di quei mesi, ottengono l’effetto politico desiderato: gran parte delle Ong lascia il Mediterraneo. Risultato: per la procura di Catania c’è poco da intercettare. Resta qualche indizio. Prove, zero. Responsabilità umane e politiche per tutti quei migranti non soccorsi e lasciati affogare o morire di sfinimenti nelle carceri libiche, infinite.

Ed intanto la Nave Aquarius è finalmente entrata nel porto maltese della Valletta, dove ha fatto sbarcare 141 migranti soccorsi nel Canale di Sicilia. La nave ha dovuto attendere per cinque giorni che si aprisse un “porto sicuro” che li accogliesse.

L’impasse è stato sbloccato grazie a un accordo tra cinque paesi, tra cui l’Italia, per la ripartizione dei profughi. I migranti soccorsi provengono da Somalia, Eritrea, Ghana e Bangladesh. 73 sono bambini, quasi tutti non accompagnati, un terzo donne. Due di loro in avanzato stato di gravidanza.

Qualche giorno prima una nave italiana, la Asso 28, era stata coinvolta nelle operazioni di soccorso di un gommone con 108 migranti a bordo. La sala operativa di Roma aveva dato indicazioni di coordinarsi con la Guardia costiera libica e la Asso 28 aveva eseguito prendendo a bordo i migranti e sbarcandoli nel porto di Tripoli.

fratellanzaUn fatto senza precedenti in violazione della legislazione internazionale che garantisce il diritto d’asilo e che non riconosce la Libia come un porto sicuro in cui, secondo la convenzione di Ginevra, possono essere sbarcati i migranti soccorsi. Nessuno dei migranti riportati a Tripoli, infatti, ha avuto la possibilità di chiedere asilo come garantito dalla legge. Nelle scorse settimane la portavoce del Consiglio d’Europa aveva ribadito che “nessuna nave europea può riportare migranti in Libia perché contrario ai nostri principi”.

In luglio un’altra nave di supporto ad una piattaforma petrolifera, la Vos Thalassa, dopo aver soccorso un barcone di migranti stava per consegnarli ad una motovedetta libica quando le proteste di alcuni migranti soccorsi ha convinto il comandante ad invertire la rotta e a chiedere l’aiuto della Guardia costiera italiana che, tramite la nave Diciotti, ha preso a bordo i migranti sbarcandoli a Trapani dopo l’intervento del presidente della Repubblica Mattarella.

A parte i vari trucchetti formali di far fare il lavoro sporco ai libici per lavarsene la coscienza, di fatto i respingimenti senza un approdo in porto sicuro, sono reato. Ma se c’è un reato e non ci sono colpevoli, allora qualcosa non torna. Se io sequestro delle persone in mare e li consegno contro la loro volontà a dei criminali che li seviziano, li costringono a lavorare per loro e mettono a repentaglio la loro vita, non è che mi arriva una diffida a non farlo più. Come minimo mi processano per pirateria o giù di lì.

Com’è possibile che oggi, nel 21 secolo, organismi democratici possano disporre provvedimenti evidentemente criminali e risultare legittimati dalle loro istituzioni democratiche. È vero, sono richiamati dagli organismi europei, ferocemente criticati dalla società civile e in generale dalla Chiesa Cattolica che non accetta queste logiche perverse e non si nasconde questa sofferenza che incontra e che grida vendetta al cospetto di Dio… Ma poi?

Non ci si può sentire legittimati dal fatto che, dai e dai, ormai il problema migratorio per incapacità o per la mancanza di volontà a gestirlo come si deve, è stato recepito da una fascia importante della popolazione italiana che lo ha eletto come problema nazionale. Così anche quando si agisce fuori dalle regole e da una logica di solidarietà umana, tanti, troppi, applaudono mostrando di avere piccolo anche il cervello oltre che il … cuore.

 

https://www.padova24ore.it/veneti-pene-piu-piccolo-meno-mascolini-lo-studio-del-professor-carlo-foresta-pubblicato-human-reproduction/

http://www.repubblica.it/cronaca/2018/07/31/news/migranti_nave_italiana_libia-203026448/?refresh_ce

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/linchiesta-madre-ong-scafisti-verso-larchiviazione/

Africani, Alfa e Omega dell’Umanità: i Calciatori sul tetto del mondo, i Migranti sul fondo del mare.

Mentre la Francia multietnica trionfa ai Campionati Mondiali di Calcio 2018 a Mosca, dal Mediterraneo ancora immagini drammatiche. Ancora morti. “Barconi affondati mentre i migranti sono ancora a bordo. Una prassi disumana, che s’è ripetuta in parecchi salvataggi, rivelata alla Redazione del Fatto Quotidiano, con la promessa dell’anonimato, da più fonti militari. È quello che accade nelle acque del Mediterraneo quando la Guardia costiera libica interviene per i soccorsi. Il motivo: quando le motovedette libiche si avvicinano ai barconi, i migranti, che non vogliono essere riportati in Libia, rifiutano di essere trasportati sulle imbarcazioni della Guardia costiera. E a quel punto, per convincerli ad accettare il soccorso, è ormai prassi che i militari libici inizino le operazioni per affondare la barca.  Così deve essere avvenuto anche in una operazione di soccorso della Guardia costiera libica in seguito alla quale la ONG Open Arms ha soccorso la camerunense Josefa.

Josefa

Accanto a lei, aggrappati al relitto di un gommone, i cadaveri di una donna e di un bambino di circa 5 anni. La dichiarazione dei volontari spagnoli: “I libici hanno lasciato morire quella donna e quel bambino. Sono assassini arruolati dall’Italia”, sui social le foto dei corpi in mare fra i resti di una barca. Un altro militare confida a La Stampa: “L’Italia ci fa fare il lavoro sporco perché non vuole gli africani”. Se negli accordi sottoscritti fra Italia e Libia, il lavoro sporco dei libici prevede l’affondamento dei barconi con i migranti a bordo, i cittadini italiani dovrebbero saperlo e Salvini dovrebbe specificare se per lui questo è accettabile, doveroso o equivocato. Il ministro dell’Interno Salvini al ritrovamento della sopravvissuta accanto alle due vittime aveva dichiarato: “Bugie e insulti di qualche Ong straniera confermano che siamo nel giusto: ridurre partenze e sbarchi significa ridurre i morti e ridurre il guadagno di chi specula sull’immigrazione clandestina. Io tengo duro: porti chiusi e cuori aperti”.

Premesso che le indagini  avviate oltre un anno fa dalla Procura di Catania e di Palermo sulle ONG e i presunti legami con i trafficanti di uomini non hanno portato ad alcun risultato giudiziario.  L’unico guadagno accertato di chi specula sull’immigrazione è proprio del Partito di Salvini che sulla pelle dei migranti aumenta sempre più il suo consenso elettorale!

Nessun morto in meno e nessun business ridotto agli scafisti, visto che i migranti sono vessati mesi e mesi prima della partenza, non dopo. Se la Marina Libica “salva” 100 migranti su un barcone e li riporta in Libia, non ha tolto neppure un euro alla delinquenza. A meno che la delinquenza non sia quella di casa nostra della quale dobbiamo rispondere noi, e non farne una colpa ai migranti.

Mentre sui social cresce una preoccupante avversione ai migranti, il padre comboniano Alex Zanotelli anima e coordina una iniziativa di digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti. L’iniziativa si rivolge a tutti gli uomini e donne di buona volontà che non si riconoscono nell’attuale politica governativa di Salvini perché manca di umanità ed è basata sulla disinformazione. Infatti la polarizzazione dell’informazione sugli immigrati serve per far fronte al momento di grave difficoltà della politica.

La politica di questi tempi infatti non fa più politica per la gente, ma è prigioniera dei poteri finanziari e delle richieste economiche di chi conta. Pertanto la politica non è in grado di ripartire equamente le risorse che pure non mancano, tanto è vero che chi è ricco in questi tempi aumenta la propria ricchezza. Si tratta di avviare politiche di redistribuzione. Si cercano perciò capri espiatori che procurano un facile consenso a politiche che restano parolaie. Salvini si sta dimostrando molto abile a giocare sulla pancia della gente che soffre e addita loro la possibile causa del disagio comune. La gente pensa di risolvere i suoi problemi aggredendo altri poveri mentre gli affari dei benestanti vanno a gonfie vele. Avveniva così anche negli anni Trenta del secolo scorso in Germania: lo scontento sociale si addossava agli ebrei, fatti apparire come causa di tutti i mali della nazione.

Sfogliando gli interventi sul web contro il flusso immigratorio che si affaccia sui nostri territori, si nota la paura dello straniero, del diverso, che viene qui a farsi servire e a togliere diritti agli italiani. Ma, come dice Padre Zanotelli, è semplicemente ridicolo parlare di invasione. In Europa gli abitanti sono 500 milioni e le persone immigrati sono al massimo 300mila: una goccia nel mare. Eppure ne abbiamo una paura terribile. L’ONU informa che il maggior numero di rifugiati (86%) sono accolti nei Paesi africani. Sono i poveri che accolgono. Ancora commenti dal web. C’è anche chi contesta ai migranti la forma fisica:

“Come sono palestrati questi migranti! Non pelle ossa come quelli che si vedono nei reportage africani dove veramente muoiono di fame. Perché non vengono quelli che hanno veramente bisogno?”.

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Ma come non lo sanno? Per venire in Italia si sono allenati in palestra almeno un paio d’anni. E poi vengono solo quelli che vincono le gare. Avete capito? Va bene così? Soddisfatti?

Ma ci siete o ci fate? Come possono venire in Italia in gommone degli africani tutta pelle e ossa? Come potrebbero attraversare il deserto e magari passare qualche mese nelle carceri libiche quelli che se fossero ricoverati in ospedale al volo c’è da dubitare che riescano a passare la notte? Ma… davvero, davvero?!!

O non sarà perché i “palestrati” che arrivano coi barconi sono abituati a lavorare duro fin da bambini? O non sarà perché tanti bambini africani per andare a scuola devono camminare due o tre ore solo per l’andata? Poi magari capita che alla scuola o alla chiesa arriva una banda di guerriglieri che fa una strage. Così quattro o cinque dementi con le armi che gli abbiamo venduto noi europei per fare business, azzerano una generazione. E chi rimane, senza giovani e senza più speranza di salvare la propria terra, è costretto a scappare. Scappare anche da Paesi dove non c’è la guerra, ma non c’è nemmeno la pace. Dove ci sono stragi continue perché ci sono affaristi europei che vendono armi a gruppi come quello jihadista di Boko Haram. E noi seduti nelle nostre comode poltrone davanti al web a giudicare: “No i migranti, sono troppi. Non può venire in Italia tutta l’Africa…”.

A parte che anche noi le armi all’Africa le vendiamo eccome, ma se vogliamo davvero fare qualcosa di risolutivo per interrompere l’immigrazione africana, dovremmo lasciare davvero all’Africa la libertà di auto-gestirsi.

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Stoppare i disperati che si affacciano alle nostre coste, serve solo ad aumentare la sofferenza di quei popoli e quindi di entrare a pieno titolo nei carnefici del popolo africano. Popolo che non ha bisogno di aiuto, ma di poter crescere e svilupparsi senza ingerenze esterne. Autodeterminazione è la soluzione per l’Africa. Ma se continueranno le cose come stanno andando adesso: con guerre verso quei Paesi che non si assoggettano ai diktat delle potenze mondiali, vendita di armi, carestie indotte, imposizioni economiche, imposizioni finanziarie, imposizioni di leadership politiche controllate, imposizione di debiti coloniali, ecc., non se ne esce! Perché noi europei, nord-americani e cinesi, non vogliamo rinunciare al nostro business sull’Africa e la gestiamo come se fosse “cosa nostra”.

Comunque mi chiedo anche come si possa interrompere questa deriva demenzal-razzista degli italiani. Nessuno oggi ricorda che la Lega cominciò a prendersela con i meridionali, fannulloni, mafiosi e puzzolenti. Poi cominciò a sbraitare contro Roma ladrona, salvo poi diventare in pochi anni Lega ladrona falsificando i bilanci per ricevere più contributi pubblici e deviando i contributi elettorali per finalità private illecite.

Addirittura, mentre gli imprenditori veneti d’imprese produttive e sane, si toglievano la vita perché le banche non davano più credito per sostenere la loro attività, la Lega investiva comprando diamanti in Tanzania. Ora, 2018, il Tribunale di Genova ha disposto il sequestro di ogni disponibilità economica della Lega fino a 49 milioni di euro.

La storia di per sé è molto semplice: la Lega Nord non aveva diritto a quei 49 milioni di euro che ha incassato dal 2008 al 2011. Il reato in questione è una truffa sui rimborsi elettorali che la Lega ha indebitamente ricevuto in base a rendiconti contabili irregolari riguardanti gli esercizi del 2008, del 2009 e del 2010 presentati alla Camera e al Senato. Per il ministro dell’Interno, che nel frattempo ha fondato un altro partito (Lega per Salvini Premier) si tratta di «un processo politico, che riguarda fatti di dieci anni fa su soldi che io non ho mai visto».

Ma proprio in seguito alle elezioni politiche dell’aprile 2008 Matteo Salvini è stato eletto deputato. Quindi sostenere che Salvini non abbia mai avuto a che fare con quella Lega, è assolutamente pretestuoso. I 49 milioni sono soldi che sono entrati nelle casse del partito e che sono stati utilizzati almeno fino al 2014, quindi proprio durante la gestione di Roberto Maroni e Matteo Salvini.

Ma sono cose che sembrano non interessare agli italiani, anche se nel nostro portafoglio troviamo sempre meno soldi proprio per colpa di quelli che questi soldi se li sono intascati abusivamente. Ma ora è il momento della criminalizzazione dei migranti che non hanno rubato niente, ma che passano per privilegiati perché talvolta vengono sistemati temporaneamente in strutture alberghiere e c’è la favola che abbiano tutto gratis. Ma i soldi vanno agli alberghi, non ai migranti. Spesso anzi non vengono nemmeno erogati i servizi per cui le cooperative hanno assunto l’incarico e vinto il bando di assegnazione.

scuola migrantiCosì la Lega si gratifica registrando come la gestione intransigente verso gli ultimi, stia rendendo molto bene in termine di consensi. Ma le promesse elettorali non erano per risolvere i problemi degli italiani? Con questa stretta sui migranti si risolvono i problemi del partito che incassa consensi, ma i problemi degli italiani restano.

Almeno i Cinque Stelle hanno messo avanti alcuni interventi fra i più urgenti senza pensare ad un proprio interesse di consenso elettorale. Hanno approvato la stretta sui vitalizi dei parlamentari, stop alla pubblicità su gioco d’azzardo e sono in procinto di approvare il Decreto Dignità.

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Ma questa politica spregiudicata della Lega quanto ci costa in vittime? Un conto è quando si faceva della propaganda, altra cosa è quando, come adesso, si prendono decisioni che provocano vittime, direttamente o indirettamente (tramite la delega alla marina libica della gestione dei soccorsi in mare e della detenzione nei centri in Libia). Succede sempre così, dopo anni ci si pente e si fanno omaggi alle vittime con fiumi di persone alle commemorazioni. Al momento invece ci si chiude gli occhi e il naso e con un’alzata di spalle si è disposti ad accettare tutto e ad affrontare un nuovo giorno nella stessa maniera del precedente.

Ma che umanità è quella che piange ancora per l’olocausto degli Ebrei e non per quello dei Palestinesi, dei siriani, degli armeni, degli yemeniti, degli eritrei, dei sudanesi, dei congolesi e dei migranti di tante nazionalità che muoiono oggi ed ancora domani e domani ancora?

Mi chiedo infine, se i migranti cambiassero pelle: se fossero tedeschi, francesi, olandesi, russi, inglesi, spagnoli ecc.??? Continueremmo con la stessa scusa: non possiamo ospitare tutta l’Europa in Italia. Come potremmo tenerli fuori? Forse allora rimpiangeremmo di non aver accolto i migranti economici africani, meno pretenziosi, meno referenziati, meno ingombranti e meno arroganti. Allora ci accorgeremmo che col nostro razzismo economico, siamo diventati noi migranti economici. L’emigrazione economica italiana è già una realtà:  285.000 persone hanno cercato fortuna all’estero solamente nell’anno 2016.

Ma l’immigrazione dall’Europa verso l’Italia non è detto che sia un’ipotesi del tutto infondata. Con la svendita di tante imprese, anche statali, a stranieri, non potrebbe essere che per le nuove assunzioni preferiscano connazionali piuttosto che italiani?

2018, veri Partigiani

Sul tema migranti il 90 % dei commenti degli internauti sono contro l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati. Commenti quasi xenofobi, chiaramente razzisti.

Preoccupante la deriva demenziale e razzista che si sta diffondendo sempre più spavalda ed aggressiva. Un fenomeno in espansione che non è da trascurare. Pertanto l’iniziativa delle magliette rosse ha avuto il pregio di visualizzare quella grande parte d’Italia che rimane silenziosa, ma che in cuor suo dissente da questa deriva di intolleranza verso l’altro, il povero, il nero, l’immigrato.

Mai ricevute tante attenzioni dal web: forse è paura che ad argomentare civilmente, portando critiche e soluzioni vere, s’arrivi ad incrinare quel mondo violento, intollerante, ignorante e stupido che si sta affermando sul web e nelle pieghe delle coscienze d’Europa?

Intanto su facebook ricevo questo tipo di violenze verbali: “Caro Il mondo che io vorrei, hai proprio rotto le palle !! Il mondo che vorresti vattelo a costruire in Africa, vai a fare volontariato li o vai a fare il missionario, senza pretendere di portare l’Africa in Italia !! L’Italia e’ degli italiani e come dice Salvini l’Africa in Italia non ci sta CHIAROOO !! Non abbiamo le risorse ne lo spazio per mantenere centinaia di milioni di africani !! In Africa al contrario dell’Italia lo spazio non manca, levati dalle palle e vai li a costruire il mondo che vorresti e cerca di portarti dietro altri antitaliani e traditori come te, che vorrebbero trasformare il nostro bel paese in una succursale dell’Africa !! Gli italiani come te andrebbero sbattuti fuori dall’Italia a calci nel sedere !!”

Per me sei anche tu, caro commentatore, una vittima del sistema che grida “Al lupo, al Lupo” per distrarre la gente dai problemi veri. In Europa il fenomeno migratorio incide per lo 0,17% della popolazione europea: ti pare che possa essere un problema reale? Semmai dovremmo parlare dei femminicidi che solo in Italia ce ne è uno ogni due giorni. Ma, fammi capire: tu che sei così incazzato con gli africani, se loro se ne stanno in Africa, a te ti si riempie il frigo?

Su facebook un video provocatorio visualizzava un ragazzo con lineamenti e vesti arabe che chiedeva gentilmente il permesso di introdurre i numeri arabi in Europa. Le risposte selezionate erano per l’indisponibilità totale ad accogliere la richiesta: “vai al paese tuo ad usare i numeri arabi! Qui usiamo i nostri numeri… ”. Ecco il razzista italiano: arrogante, prepotente, egoista, rozzo e asociale. Dimenticavo, anche volutamente ignorante e probabilmente sfegatato leghista.

siamo i vostri fratelli, ci fu chiesta la vitaEcco io penso che sono questi italioti che non dovrebbero avere la cittadinanza italiana. Non chi viene da lontano e magari è pure sfruttato dalla mafia italiana per la raccolta di pomodori, olive, aranci, uva, mele, ecc…, ma chi è lontano dalla mentalità civile, ospitale, laboriosa e solidale dell’Italia. È per questo paese, per la sua libertà, per la sua sicurezza, per la sua pace, per la sua serenità, per i suoi diritti, per i suoi valori, che tanti giovani durante il 2° conflitto mondiale hanno offerto la vita e successivamente anche tanti magistrati, giornalisti e sacerdoti hanno fatto altrettanto. Non un’elemosina, non un bel gesto, ma tutto quanto perché per loro aveva senso vivere solo pensando ad un futuro di pace, giustizia e libertà. Speranze e scelte che meritano il nostro rispetto, non l’offesa di sentire commenti e dichiarazioni che riportano la memoria a tempi bui, di paura, privazioni e ingiustizie.

Il razzista chiuso a difendere egoisticamente i pochi privilegi che ritiene gli siano dovuti, non fa parte del sogno di quegli eroi italiani. È un incubo che non hanno previsto e che certamente li amareggia infinitamente: “Se noi abbiamo dato la vita, voi almeno difendete la purezza del sogno. Lottate perché l’ingiustizia non prevalga, l’impegno di ciascuno possa costruire una società migliore, non chiusa in se stessa ma solare, aperta, gioiosa e libera”.

Pertanto credo che una società avanzata debba interessarsi alla qualità dell’educazione dei suoi cittadini. Vorrei che educasse il cittadino che non gli è tutto dovuto, che i diritti non si acquisiscono come privilegi, ma si conquistano rispettando i propri doveri e rispettando il prossimo come se stesso. Cittadinanza non deve voler dire solamente che sei nato in Italia da genitori italiani. Cittadinanza dovrebbe dire che conosci e rispetti i valori che legano i cittadini creando di essi un unico popolo.

Chi non rispetta questi valori, chi delinque, chi truffa, chi evade, chi non rispetta le regole, chi tenta di fare il furbo, chi mette a rischio la convivenza, la salute, la pace, la giustizia, la tolleranza, il futuro, è di fatto senza i valori del buon cittadino, quindi senza “cittadinanza morale”. Pertanto, in seguito ad una condanna definitiva relativa ad un significativo difetto di cittadinanza, gli dovrebbe essere riconosciuto nei documenti questo stato di apolide fin tanto che non abbia scontato la pena. Inoltre non dovrebbe riacquistare la cittadinanza a pieno titolo prima di aver mostrato pentimento e conversione e non prima di aver rimediato ai danni provocati dai suoi comportamenti al Paese ed ai suoi cittadini. Di tanta burocrazia inutile che abbiamo, questa idea potrebbe essere utile a formare un tessuto sociale più cosciente e rispettoso dei diritti e dei doveri del cittadino.

Chi poi non rispetta le regole perché ritiene che siano ingiuste, può fare obiezione di coscienza facendone una battaglia ideale che può essere individuale come di più persone. Chi fa obiezione di coscienza deve accettare le conseguenze delle sue scelte. Lo Stato dovrà comunque prevedere provvedimenti giusti, moderati e non esagerati poiché anche lo Stato potrebbe sbagliare e magari correggersi successivamente come è successo tante volte nella storia dell’umanità.

Paradossale che lo straniero solo perché senza documenti, solo perché senza un pezzetto di carta , sia considerato un clandestino. Un paese avanzato dovrebbe dare a tutti un documento regolare, alloggio, protezione sanitaria e lavoro. Costa troppo? No, basta evitare sprechi, privilegi e cattive gestioni che ci sarebbe da vivere dignitosamente per tutti. Poi eliminando il disagio e monitorando il lavoro di ogni persona. Ci sarebbe un controllo totale sulla malavita che si sa, muove miliardi. “Perché tu non hai un lavoro? Lo vuoi? Te lo diamo! Come mai se non lavori, hai una casa, paghi le bollette, mantieni l’auto… dove prendi i soldi?” Ma se nessuno sa dove abiti, né che lavoro fai, puoi fare il mantenuto, il fannullone, ma anche il mafioso, lo spacciatore o il trafficante. Non c’è controllo.

Un po’ complicato, sì, ma varrebbe la pena pensarci.

Partigiano letteralmente significa “di parte”, ovvero persona schierata con una delle parti in causa. « (…) La guerra di parte, è la più antica, la più naturale e la sola che sia sempre giusta. Essa è quella del debole contra il forte (…) » Cit. in La Minerva Napolitana,

Scomunica a Salvini

 

Porgete orecchio alla Legge del nostro Dio: “ Avete le mani piene di sangue. Togliete d’innanzi ai miei occhi la malvagità delle vostre opere. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene. Cercate la giustizia e soccorrete l’oppresso. Perché vi ho posto dinanzi l’acqua ed il fuoco, dove vorrete stenderete la mano”. (Ecclesiastico XV 1, 14-18)

milani2Date e vi sarà dato, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”. (Luca 6, 38)

Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. (Don Lorenzo Milani)

La campagna elettorale è finita. Basta rincorrere il consenso! Fatta l’Italia, ora occorre fare gli italiani. È questo il popolo italiano di cui andare fieri?  Un popolo che dorme mentre si specula sui finanziamenti ai migranti, ma applaude chi chiude i porti agli oppressi?

differenze immigrazioneUn popolo che non conosce vergogna nel mostrarsi insensibile e brutale nel respingere la mano supplichevole del migrante. Sprezzante verso l’oppresso come fosse una colpa sua ritrovarsi ad essere impoverito. Ma un popolo manifestamente ignorante che non conosce la storia, non può determinare il proprio futuro. Salvini è sicuramente abile ed intelligente a gestire lo stupido popolo leghista. Ma abbastanza intelligente anche per capire che alla lunga non è intelligente farsi guidare da degli stupidi.

Dimostri di saper guidare il gregge leghista come conviene. Ora che ha tempo e possibilità per farlo. Basta slogan e boutade. Calma e gesso. Non si possono fare miracoli, ricavare dei pani dalle pietre, ma pian piano si può arrivare lontano.

Slui ruba il tuo biscottoe una volta il business era di andare a prendere la mano d’opera in Africa per farla lavorare gratis. E su questo si è costruito lo sviluppo rurale ed industriale dell’America e dell’Europa. Ora l’assurdo è che gli africani vogliano venire spontaneamente in Europa e noi non li vogliamo. Non che si voglia tornare allo schiavismo, ma occorre capire che la soluzione non è la guerra fra poveri. La soluzione non è lo straniero fuori dalle palle.

Non si mangiano le bare dei migranti. Occorre conquistare per tutti i diritti fondamentali come la casa, la giustizia, il lavoro, la salute, la proprietà come un diritto ovunque nel mondo ed ogni popolo sovrano e in condizione di autodeterminare la propria storia.

Il Papa come può zittirsi di fronte a disposizioni politiche che non mirano semplicemente ad accontentare la rabbia dell’elettorato, ma che hanno condannato e condanneranno a morire affogate centinaia di persone a poche miglia dalle nostre coste?

Scusate-se-non-siamo-affogatiE il cattolico Salvini parla nel consesso della Chiesa o ne è fuori? Non basta fare appelli generici, occorre fare nomi e richiamare le responsabilità personali. Il Papa non è in campagna elettorale, può parlare. E può parlare di politica poiché la politica è la “Cosa comune”, cosa che coinvolge la vita di tutti, quindi anche dei fedeli. Pertanto il Papa dovrebbe e potrebbe entrare nel merito delle posizioni di Salvini. Lo chiedo al Papa a nome di tutti quelli che vorranno condividere questa mia preghiera…

kanari-szigetek-muzeum-10-3Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande: “I care”. E’ il motto intraducibile dei giovani americani migliori: “Me ne importa, mi sta a cuore”. E’ il contrario del motto fascista: “Me ne frego”…  (Don Lorenzo Milani)

 

Fino a quando le nostre coscienze anestetizzate potranno sopportare un ritmo di cento vittime al giorno?

Vittime che non hanno senso se non quello criminale del nostro egoismo. Mentre la marina libica fa richieste precise di forniture di mezzi e finanziamenti per il pattugliamento delle coste libiche, stranamente sfuggono ai salvataggi circa 100 persone al giorno, bimbi compresi. Uno strano modo per sollecitare le forniture.

Ma l’ONU non sembra d’accordo con la politica italiana di fare affidamento sulla marina libica per risolvere il problema migratorio. “Non ci saranno mai dei rimpatri dell’Ue verso la Libia o navi europee che rimandano i migranti in Libia. Questo è contro i nostri valori, il diritto internazionale e quello europeo. Siamo ben al corrente della situazione inumana per molti migranti in Libia. L’Onu è al lavoro per migliorare le loro condizioni, e c’è un meccanismo di transito d’urgenza, per evacuare queste persone dalla Libia”. Così la portavoce della Commissione europea per la migrazione Natasha Bertaud.

Speriamo bene che davvero si passi dalle parole ai fatti ed anche da parte italiana si comprenda che le migliaia di migranti prigionieri nelle strutture libiche, hanno già pagato alle strutture criminali, il viaggio fino alla Libia. Che sono arrivati lì per giocarsi la vita a sorte, nella speranza di avere un futuro per se stessi e per i loro futuri figli. Che E’ PIU’ CRIMINALE DEI CRIMINALI SCAFISTI che lucrano sulla loro pelle, non permettere loro di esaudire il loro legittimo sogno.

Sogno che non parte da una pretesa indebita, ma da un rifugio minimo dovuto al fatto che noi europei, americani o altro, abbiamo reso la loro terra invivibile ed inospitale. Noi abbiamo intossicato il mondo con le guerre e le armi. Non si producono armi in Africa, ma purtroppo si comprano, poiché le leadership africane sono frutto di Colpi di Stato e giochi occulti pilotati sempre dall’occidente, che producono danni allo sviluppo ed all’emancipazione del ricco continente africano.

“Non possono però venire tutti in Italia o in Europa”. Sì? A parte che non c’è un’invasione, ma solo confusione per colpa della nostra disorganizzazione logistica e legislativa. I migranti in Europa sono solo lo 0,17 % della popolazione europea! Questi che sono in Libia hanno già pagato, hanno indebitato la famiglia, hanno i segni nell’animo e sulla pelle di quanto sia vitale per loro questo sogno. Un sogno che non è assolutamente negoziabile.

Vogliamo impedirglielo? Allora vestiamoci della veste dei carnefici, dei criminali senza anima e senza cuore, ma non facciamo fare il lavoro sporco ad altri come se non fosse colpa nostra. Muoiono a centinaia ad uno sputo di mare da casa nostra, ci sono navi, quelle delle ONG, che potrebbero senza ulteriore spesa prelevare i migranti direttamente dalle carceri libiche e portarli in salvo in Europa. Questo è l’accordo da fare coi libici. Altro non c’è. Poi c’è da trasformate quello che è un business senza controllo, in una accoglienza seria ed una integrazione vera e rispettosa del territorio ospitante.

Basta business sull’immigrazione. Valorizziamo la parte solidale del Paese che esiste ed ha cresciuto e sperimentato in missioni cattoliche o di cooperazione internazionale, una sensibilità culturale atta a gestire l’accoglienza e la formazione dei migranti. Magari non sono ancora intervenuti solo perche non hanno una capacità economica imprenditoriale di partenza, ma saprebbero sicuramente gestire meglio una prima accoglienza ed una successiva integrazione. Rendiamo disponibili all’accoglienza dei migranti le strutture militari come le caserme vuote che sono sparse per tutt’Italia, immediatamente disponibili ed atte ad ospitare i migranti e ad organizzare corsi per l’integrazione. Programmiamo che una percentuale minima di quei 32 euro a migrante stanziato dall’Europa per l’accoglienza, sia destinata al territorio ospitante. Questo al fine di non creare invidie e fratture con la popolazione del territorio.

Stringimi ammare

 

Dicono che c’è una specie di cervello anche nella pancia. Un vero e proprio secondo cervello, con funzioni che regolano lo stress e le emozioni. Sarà forse per questo che certe pensate, a taluni, escono proprio come delle cagate.

vietato-calpestare-sogni

Ma non c’è sempre stata, almeno in Italia, la presunzione di innocenza? Come mai ora si fanno processi e si emettono sentenze inappellabili direttamente in televisione, con una pensata su Facebook o su twitter? Come è possibile che la Magistratura non abbia mai trovato collegamenti di collusione fra crimine ed ONG ed invece i Ministri degli ultimi Governi si arrogano il diritto di trasformare conclusioni ipotetiche in certezze? Probabilmente preconcette, certamente di comodo, ma non supportate da prove, da effettivo passaggio di denaro dal crimine alle ONG.

Di questo inganno ne fanno le spese gli incolpevoli migranti, soprattutto quelli che sono in fuga da una terra che noi europei gli abbiamo reso inospitale. Migranti che ora vengono rifiutati anche dalla loro prescelta terra promessa, l’Europa.

Mentre le ONG, a tutt’oggi incolpevoli ed anche meritevoli perché salvano vite, sono ingiustamente accusate di vari reati mai provati, l’Italia fa accordi di comodo con la marina libica che è accusata di terrorizzare i migranti in fuga sia nelle operazioni di soccorso che in terra ferma. Accertamenti documentati dall’ONU e da Amnesty International. E noi invece di prendere le distanze da questi comportamenti andiamo a promettere installazioni in Libia e motovedette in premio?

In questi giorni 800 migranti sono stati “salvati” dalla marina libica. Le ONG sono state diffidate dall’intervenire nelle operazioni di soccorso. Ma ora chi salverà quegli 800 migranti dalla Marina Libica? Chi si preoccuperà che non siano puniti? Chi erano, da dove venivano e perché? Ce lo diranno i nostri soci di merenda? Ora questi 800 migranti sono tornati in Africa e questo sembra che sia l’unica cosa che ci interessa.

rifugiati1Altra cosa è invece il business talvolta truffaldino, talvolta proprio criminale, delle Cooperative di accoglienza. Questo è dovuto ad una carenza legislativa, organizzativa e di controllo della quale non possono e non debbono pagarne il conto i migranti, presenti e futuri.

È sicuramente giusto mettere un freno al business dell’accoglienza, ma senza farne pagare il conto agli incolpevoli migranti. Le banche che corrono a bussare alle porte dello Stato quando hanno bisogno, comincino a fare credito e non solo business finanziario. Garantiscano giro contante per la gestione delle cooperative di accoglienza. Perciò le erogazioni dei 32 euro a migrante siano erogate non a numero di migranti accolti, ma a rimborso. E solo per servizi effettivamente erogati e fatturati. Inoltre almeno un quarto della quota migrante deve essere investita nel territorio ospite, in modo che non ci sia una discriminazione fra migranti e la popolazione del territorio. Se poi i migranti si distingueranno operando a vantaggio del territorio che li ospita, la ipotetica frattura fra popolazione e migranti diventerà solo un retaggio del passato.

E se poi qualcuno pensa ancora che per i migranti sia una pacchia venire in Italia e magari tira in ballo anche i propri figli a sproposito, se li portasse a fare un bel giro in gommone. Sai che pacchia su e giù fra le onde in mezzo al mare in compagnia di tanti altri bambini, neri, bianchi, color cioccolata. Il brivido di non sapere se mai arriverà qualcuno a prenderti o se pian piano il gommone si sgonfierà lasciando una scia di gente ammare che si agita come pazzi. Che spasso! Non puoi perdere questa occasione! Ora poi si può stare ancora più sicuri chè la marina libica sono diventati nostri amici. Basta un fischio e già sono li a “salvarti”. È questa la pacchia, che vuoi di più?

Parola e Verità, Croce e Santità

Donarsi fino ad essere disposti a dare persino la vita per amore, è il top. Chi ha una missione, una meta, un’opera educativa, formativa o informativa, sa che può comportare dei rischi. In certi contesti possono essere rischi molto alti fino a quello della propria vita. Non lasciarsi intimidire, non rinunciare, non arrendersi all’arroganza del potere, è straordinario come la santità. Santità è perseguire una meta di impegno civile o di carità ed amore fino ad un innaturale stop dovuto ad una azione delittuosa. È una santità conclamata dal martirio. Ma è santità anche quella che opera discreta e silenziosa senza pretesa alcuna di elevarsi alla gloria degli altari. L’opera preziosa di chi mette a disposizione i propri talenti e tutto se stesso per un servizio nel quotidiano impegno dedicato ai fratelli fino alla propria morte naturale.

Ma non c’è santità quando c’è una forma esasperata di volersi immolare a tutti i costi. Quando non si accetta il rischio con avvedutezza, ma lo si va a cercare apposta. La vita è un dono da preservare con giudizio. È unica e preziosa, quella degli altri come la propria. E quando per comandi insensati, legati al profitto, al potere o ad altri fini, si ledono questi principi, si è complici di azioni di morte. Si è criminali, non cattive persone o cattivi cristiani. E non basta una confessione per cancellare tutto. Non basta e non vale se non c’è conversione del cuore, se il pentimento è vissuto come una formalità ed ogni giorno ricomincia uguale, stessi sbagli, stesso vizio, stessa strada. La confessione non è una burla, senza conversione (cambiare verso, direzione) il peccato, la colpa, il delitto e la complicità permangono.

Gesù ha dato la vita per noi, ma ne faceva anche a meno: “ Padre, se possibile passi da me questo calice…” Avrebbe volentieri continuato a predicare per la Galilea, avrebbe fatto volentieri a meno della croce. Non chiamiamola tentazione. È una giusta aspirazione preservare il dono della vita. Ora noi si pensa che altrimenti sarebbe mancata la prova della resurrezione. Vero, ma lasciamo la regia al Padre. Avrebbe trovato il modo per dircelo in maniera altrettanto convincente. Non nascondiamo le nostre colpe sotto la veste di Dio. Dio non centra. Ma era stato previsto dai profeti? Sì, ma questo non può essere una giustificazione. O vorremmo che lo fosse?

Un padre che vede partire suo figlio per la guerra non festeggia. Qualche volta è accaduto, ma un padre buono e libero dal giudizio della comunità del tempo, non può essere contento. Sa che è un dovere amaro che bisogna adempiere. Volente o nolente è così. Ma quando potrà riabbracciare suo figlio sarà l’uomo più contento del mondo.

Quale padre, vedendo un figlio tornare dalla guerra si farà scuro in volto e gli dirà “ Che fai tu qui? Non dovevi essere in guerra? La guerra è forse finita? Sei un disertore? Un imboscato?” E senza neppure lasciarlo rispondere lo caccerà dicendogli: “ Di te non voglio ricevere che un triste annuncio di morte in battaglia. Con onore, affiche la tua morte porti onore a me ad alla tua famiglia ed io possa dire: mio figlio è morto sul fronte da eroe!”

Solo un padre folle può pensare così. E noi ci immaginiamo un Dio Padre di tale fatta? Un padre che programma la morte del suo unico figlio e per giunta sulla croce, una delle morti più crudeli e dolorose. Questo è davvero il dio che amiamo e che vorremmo come Padre? Per questo il mondo è cosi crudele, senza dignità e cuore. Perché accettiamo che il nostro Dio sia un Dio crudele ed insensibile anche alla supplica del figlio.

Ma non è il Padre a sacrificare Gesù. Sono gli uomini, sono le invidie, i poteri, le gelosie, le malattie mentali dell’uomo che consumano l’uomo ancora oggi. Perche scarichiamo su Dio una responsabilità che è solo nostra? Dio Padre ha inviato il Figlio, il Messia e lo ha inviato senza salvacondotto, senza immunità diplomatica, senza scorta, senza trucchi o scorciatoie. Il Padre lo ha inviato sulla terra ad annunciare la Buona Novella, non a morire! Noi abbiamo ignorato l’annuncio, i segni, i miracoli e lo abbiamo voluto mettere a morte come un malfattore.

Lo abbiamo ucciso solo per la nostra cattiveria, perchè era più comodo eliminare chi denunciava il nostro peccato piuttosto che muoverci a conversione. Gesù è stato crocefisso dagli uomini come agnello condotto al macello. Ha assunto sopra di se il peccato di tutti gli uomini per aprirci le porte della vita eterna. Dopo di lui quindi avremmo dovuto sperimentare una sorta di Paradiso in terra. Ed invece quanti abomini ed ancora guerre su guerre, genocidi, stragi, delitti, mafia, popoli ridotti in schiavitù, sterminio di popoli nativi di interi continenti. E non dovremmo chiederci il perché.

Perché il sacrificio di Gesù non è servito a cambiare l’uomo? Ha cambiato certamente la vita a qualche santo uomo ed a qualche migliaia di proseliti. Ciò nonostante non ha cambiato la storia che ha continuato, anche in peggio, a mostrare la sua faccia peggiore.

Ben inteso: non sono critico verso la testimonianza di Gesù, ma su quella Chiesa che ne ha raccolto l’annuncio. Su quella Chiesa che deve fare bilancio della sua storia e concludere che il bilancio non è positivo. Gesù dice: “l’albero buono lo riconosci dai frutti”. Le crociate, la santa inquisizione, la pedofilia, la corsa al potere, lo sfoggio di ricchezze spropositate, la vendita delle indulgenze, l’appoggio alle mafie e alla finanza sporca, hanno infangato l’immagine della Chiesa. Anche se Dio non si è ancora stancato dell’uomo, c’è sicuramente qualcosa di importante nella Chiesa e nella società umana che non funziona. Ed è un dovere di ogni uomo e di ogni cristiano cercare di capire cosa sia e cercare di porvi rimedio.

A me pare che la Chiesa oggi abbia preso a camminare con un buon passo grazie a Papa Francesco. Ma non ci si può nascondere che Papa Francesco faccia un po’ fatica a trascinarsi dietro una struttura ecclesiastica così ancorata ai ritmi blandi di chi assiste alla scena senza influire se non nel rivendicare il proprio convinto immobilismo. A non caricarsi quasi mai della responsabilità di essere segno dei tempi e luce delle anime. Oggi la chiesa ha da recuperare un gap con la storia. Deve chiamare i propri sacerdoti ad essere fermento della società, preparati, profeti, ispirati, informati ed appassionati particolarmente dell’umanità che soffre. Una umanità che patisce per la mancanza di accoglienza, informazione, condivisione e passione.

Strano che nel tempo dell’informazione accessibile a tutti con internet, si abbia proprio la maggior crisi dell’informazione. Per pigrizia la massa di accontenta di prendere per buona l’informazione che galleggia nei telegiornali e nei maggiori quotidiani. Una informazione prezzolata da interessi economici, per cui non veritiera. Perciò il cittadino cosciente ed informato viene descritto come reazionario e violento, mentre le strutture di sicurezza al servizio del potere, contengono le proteste e supportano chi manipola l’informazione.
Per questo la Chiesa non può assistere ininfluente a questo massacro della verità. E’ scritto nella Bibbia, in Giovanni 1:1,14 (NR): “Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio… E la Parola è diventata carne ed ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità”. La Parola è impersonata da Gesù Cristo stesso, tanto per affermare quanto sia importante. Per contrario il più dei sacerdoti massacrano la parola rendendola vuota di contenuti, insipida e incapace di fermentare la massa. La parola che viene pronunciata dall’ambone ogni domenica e ad ogni messa, è un talento seppellito, una occasione mancata, tempo perduto. E quanto ci sarebbe bisogno di una buona parola, vera, coraggiosa, capace, ingombrante, scomoda.

“Può darsi che ai giovani il messaggio cristiano non interessi più?” si chiedeva un sacerdote anni fa. Non mi sembra una domanda molto difficile: basta entrare in una qualsiasi chiesa per la messa domenicale e non ci vuole poi tanto tempo per accorgerci che per un giovane ci vuole un po’di stomaco per reggere un’ora così e soprattutto una grande motivazione irrazionale per far la pazzia di tornarci la domenica dopo. Vogliamo ancora negarci questa evidenza? Da Gesù i fanciulli venivano con gioia, dalla Chiesa scappano con terrore. Non sarà forse che ci stia sfuggendo qualcosa? L’avremo davvero capito fin in fondo quello che Gesù voleva dirci ed insegnarci?

Entriamo allora in una chiesa, ma questa volta nel silenzio di un giorno feriale. Alziamo lo sguardo ed un’enorme crocefisso troneggia sull’altare, d’intorno un’atmosfera raccolta seminata di croci e lumini. Azzardo un’ipotesi: non sarà che la Chiesa si sia fermata alla crocifissione del Cristo. e interpreti questa fase non come una tappa verso la Resurrezione ma come una meta? Non sarà che i giovani fuggano dalla Chiesa perché respirano quest’aria di morte espressa nei simboli, assorbita dai volti e trasmessa dai comportamenti? Il sacrificio di Gesù ha valore ma non avrebbe lo stesso valore senza la Resurrezione. Gesù dice: “Io sono la via, la verità e la vita.” Credo allora che se davvero vogliamo essere una Chiesa viva dobbiamo collocare la vita al posto giusto: se la meta del cristiano è la resurrezione potremo cominciare a collocare sull’altare un Cristo risorto e non crocefisso.

Poi potremmo continuare parlando di un Cristo vivo e non solo storicamente vissuto. Quanti Crocefissi viventi ci sono oggi! Ma quante cose ci sarebbero da dire in chiesa, a quanti “Cristi ” si potrebbe dare voce ed invece in chiesa i preti parlano di niente! Un mondo va verso una fase di non ritorno culturale, morale, economico, sociale e planetaria ed i preti contano i fedeli e pensano alle processioni. Per favore apriamo gli occhi, non è solo questione di belle o brutte prediche, è questione di sopravvivenza. Globalizzazione non è una parola da identificare vagamente come il fenomeno che cambierà gli scambi economici tra i paesi: è la condanna di quattro quinti dell’umanità!

Siamo in un mondo lanciato, come il favoloso Titanic, verso l’autodistruzione. Forse un giorno ci sveglieremo con il nostro iceberg lì davanti e senza il tempo per evitarlo. Pensiamoci adesso se vogliamo salvare questo mondo. Confrontarsi, discutere e denunciare è il modo per non dormire e sperare di arrivare al cambiamento necessario in tempo. E la Chiesa è chiamata a dare testimonianza alla verità, poiché qualcosa che si regge anche parzialmente sulla menzogna non può dare frutti buoni.

Ad esempio, quando si parla, oramai senza scandalizzare quasi più nessuno, che papa Luciani sia stato ucciso in Vaticano perché ostile a certe personaggi che aveva già programmato di rimuovere dall’incarico, è una macchia non trascurabile sul cammino della Chiesa. Quando si analizza poi che in quell’occasione, è stata negata anche l’autorizzazione all’autopsia del corpo del papa, si hanno forti dubbi sul fatto che la responsabilità di quel fatto possa essere stata opera di una sola persona.

Chi ha paura della verità non è che un sepolcro imbiancato. Ma schierarsi dalla parte della verità è possibile anche dopo colpevoli anni di oscurantismo. È possibile a patto che si rinneghino i comportamenti omissivi e complici, si denuncino i fatti e si cerchino i possibili colpevoli. Tacere invece è complicità ed un pessimo servizio alla verità. Se ora la buona novella è stata tradita troppe volte dalla Chiesa, dobbiamo chiederci perché. Per servizio alla verità e per aiutare la Chiesa a prenderne coscienza, vi rimando un fatto storico datato intorno all’anno 300 d.c. che ha influenzato culturalmente i secoli seguenti fino ad oggi. Lo riporto nell’articolo “Fake News: In Hoc Signo Vinces” del 29.11.2017 pubblicato in  http://www.ilmondocheiovorrei.org di cui riporto a seguito un breve estratto.

“La tradizione storiografica cristiana racconta che la notte prima della battaglia di Ponte Milvio, il futuro Imperatore Costantino, vide in sogno Gesù Cristo che lo invitava a combattere sotto l’insegna del simbolo cristiano: le lettere greche chi (X) e rho (P), iniziali del nome di Cristo (Chr), con la leggendaria promessa “In Hoc Signo Vinces”. La leggenda della “visione” di Costantino, da lui stesso diffusa dopo la presa di potere, gli consente di circondarsi di un’aura quasi soprannaturale.

Ma Costantino è crudele: ha fatto sbranare prigionieri per divertimento, ha fatto strage di soldati arresi dopo aver loro promesso salvezza, farà una feroce rappresaglia appena conquistata Roma. La sua interpretazione del Cristianesimo si manifesta con l’uccisione di cittadini e militari sospettati di tradimento, nonché lo sterminio della sua famiglia: il primo figlio Crispo, Massimiano, Licinio, Liciniano, la moglie Fausta fatta perire nell’acqua bollente.

E come si concilia il Costantino folgorato dalla visione di Gesù con quello a cui, pochi anni prima, appare invece il dio Apollo, che l’imperatore avrebbe incontrato faccia a faccia nel 310 in un tempio della Gallia? E come spiegare che sull’Arco di Costantino, eretto nel 315 a Roma per celebrare la vittoria di Ponte Milvio, di simboli cristiani non vi sia traccia?

La crocifissione era una pratica che l’Impero Romano usava per controllare le zone occupate ed riservata solo agli schiavi o agli stranieri ribelli. Quindi la croce non era un simbolo cristiano, ma romano. Inizialmente il dominio di Roma era imposto innalzando i crocefissi, dopo Costantino innalzando il crocefisso. Uno per la salvezza di tutti, ma comunque un simbolo di morte imposto con l’inganno e proposto da quegli stessi romani che avevano inchiodato alla croce Gesù Cristo.

La croce è un simbolo di violenza, di ingiustizia e di morte. Perciò Costantino non solo ci ha mentito, ma ci ha ingannato fino a farci assumere un simbolo di oppressione come simbolo di riscatto e di liberazione. È come se gli abitanti di Hiroshima, per omaggiare i morti della bomba atomica, avessero scelto la bomba atomica come simbolo della città. Così non avrebbero reso omaggio ai morti, ma recato offesa alla loro memoria.

Perciò riappropriamoci del vero spirito evangelico. Siano liberate le chiese da quest’aurea di morte. Fra l’altro lasciare infangare la croce di Cristo, dunque il suo sacrificio, da un assassino e bugiardo, non è stata una cosa bella. La croce che oggi incombe minacciosa sull’altare di migliaia di chiese, non è comunque da rimuovere o da nascondere. Basta collocarla al suo posto, di lato, come una tappa della vita di Gesù, non come una meta. Perché ciò che caratterizza il cristiano non è la minaccia dell’inferno o della sofferenza, ma l’annuncio della Buona Novella e la Resurrezione.”

L’ultimo giudizio

 

“Ho sentito le voci e le preghiere. Tante, accorate, come di naufraghi in mezzo alle onde. Ho sentito le voci e le preghiere. Mi hanno raccontato di sofferenze immani, di guerre, di fame, di ingiustizie. Di Governi corrotti, Leader uccisi, furti e schiavizzazione. La fuga per la sopravvivenza e il ricatto, la prigionia, lo stupro e la violenza contro natura. Percosse e ancora fame e sete.

Le ho sentite quelle voci e quelle preghiere, poi li ho visti arrivare, ad uno ad uno, tanti, distrutti, disperati, rassegnati. Li ho accolti qui con me, cristiani, musulmani, senza Dio e d’ogni altra fede. Qui c’è sempre posto e non serve il permesso di soggiorno, basta un’anima sincera, basta un’anima buona.  Così a tanti ho aperto la mia porta.

Ma a chi ha permesso tutto questo, non credo che aprirò la porta. Non credo che perdonerò. Migliaia e migliaia di persone mi hanno chiesto soccorso invocando il mio nome. Quante ne ho salvate! E quante ne hanno salvate quelle sante persone delle navi delle ONG! Che cuore, che dedizione, che sacrifici, che riconoscenza! Ma ancora troppe non ce l’hanno fatta, non ce l’abbiamo fatta a salvare tutti. Dicono che erano trentamila quelli che non ce l’hanno fatta, ma io so che sono molte di più.

Hanno pagato a dei trafficanti assassini tutto quanto avevano. Tutto il tesoro della famiglia, tutto per la salvezza dei giovani, per dare loro un futuro. Hanno preso tutto e sono partiti lasciando padre, madre, fratelli e taluni anche i figli. Il viaggio della disperazione nel deserto e chi ce l’ha fatta a superare il deserto, ancora prigione e violenze, infine il viaggio in gommone. Non ci posso credere: un viaggio in gommone di poche miglia che costa anche 3000 euro! Mentre un comodo e sicuro traghetto da Tripoli a Palermo non costerebbe più di 60 euro! Perché? Perché meglio morti che in Italia? Come chiamate questo? Disincentivo all’immigrazione? Io lo chiamerei piuttosto col suo nome: omicidio.

Lo sapete che di queste vite ve ne chiederò conto? Come mai non c’è un traghetto da Tripoli alla Sicilia? Come mai il traghetto Tunisi–Palermo che c’è e costa appunto 60 euro, non può essere utilizzato dai migranti? Chi ha messo i paletti degli accordi e delle leggi discriminatorie verso i migranti deve rendermi conto ad una ad una di quelle trentamila e più vite.

Sono troppi a bussare alla porta dell’Europa? Ma davvero? A me non risulta comprensibile come un continente di 731 milioni di persone non possa assorbire un flusso di 200 mila persone all’anno senza problemi. I problemi sono ideologici, organizzativi, non reali.

E che dire quando eravate voi Europei ad andare a prendere i neri a casa loro. E non è che chiedevate per piacere: andavate con le armi e le reti a catturarli come bestie direttamente nei loro villaggi. Non erano i neri a voler venire in Europa, erano i bianchi a volerli perché faceva comodo che lavorassero gratis, come schiavi. E allora andavano bene che i neri venissero in Europa.

Ma ora sono troppi e non volete accoglierne più? Facciamo una bella cosa: ognuno a casa sua. Gli europei in Europa e gli africani in Africa. Non per sempre, solo per un po’. Solo per ristabilire l’ordine delle cose e capire chi è davvero un abusivo. Chi davvero sfrutta e chi è sfruttato. Tutti a casa propria: chi è nato in Italia torni in Italia. Chi è nato in Africa torni in Africa (salvo la patria potestà dei minori nati in Italia).

Via tutti gli stranieri dall’Africa: Multinazionali del petrolio, delle armi, del cibo, dei farmaci. Trafficanti di diamanti, di organi, di coltan, di oro, di rifiuti tossici. Via dall’Africa: francesi, inglesi, olandesi, americani, cinesi, tedeschi, italiani. Ma anche Banche Mondiali e Fondo Monetario, tutti fuori. Lasciate l’Africa agli africani e che se la sbrighino da soli. Volete che stiano a casa loro? Date loro la possibilità di farlo e che risolvano i loro problemi fra di loro.

Poi fate un regolamento per l’immigrazione unico. Stesse regole per gli Europei, Americani o cinesi che vogliano venire in Africa che per gli africani che vogliano venire in Europa. Stessi mezzi, stessi costi, stessa attesa, stessa burocrazia. Regole condivise, non imposte. Regole eque e paritarie: le Multinazionali che commerciano con l’Africa pagheranno le tasse negli Stati Africani dove lavorano, così come gli africani che lavorano in Italia o negli stati europei, pagano le tasse dove lavorano. Stessa dignità, stesso rispetto, stesso valore, stessa umanità.

Basta coi dittatori di comodo imposti dai poteri occulti e ad uno spropositato commercio di armi col continente. Basta all’occupazione militare dell’Africa ed alle guerre in territorio africano. Basta coi debiti coloniali ed a qualsiasi neo-colonialismo.

Ora siete amareggiati? Vi dispiace tanto? Siete pentiti? Come mai allora solo pochi mesi fa avete delegato la marina libica a trattenere il più possibile il flusso migratorio verso l’Italia, criminalizzando ed impedendo persino alle navi delle ONG di avvicinarsi alla costa. Io non lo vedo come un pentimento, ma come una conferma e un aggravamento della colpa.

E vi dirò di più, chi non è direttamente responsabile delle leggi e dei regolamenti criminali che hanno prodotto questa strage infinita, ma condivide il cammino con questi assassini, è colpevole allo stesso modo. E chi, sapendolo o potendolo sapere, sostiene o vota questi assassini, è colpevole allo stesso modo. Perché già una volta ho mandato un “mio angelo”, don Lorenzo Milani, a spiegarvi che: “l’obbedienza non è più una virtù”. Ognuno è responsabile delle proprie scelte e delle proprie azioni. Se non le condivide in coscienza, ha il diritto ed il dovere di non farle. Chi comanda è più responsabile perché dovrà rispondere anche della azioni suoi sottoposti , ma ognuno risponderà comunque delle proprie azioni senza alibi di comandi superiori al di fuori delle proprie decisioni.

Ad esempio non si può lavorare nelle fabbriche di armi o derivati, senza sentirsi responsabili degli effetti che provocheranno. Ci sono milioni di persone che sono in fuga dai propri territori per colpa della guerra. Migrazioni che rimangono per lo più nell’ambito del territorio africano, ma che sono direttamente causate dagli interessi dei paesi ricchi. Il lavoro nobilita, ma non anestetizza la propria coscienza. Fabbricare armi è farsi complice di questi delitti.

Allora, ci siamo capiti?”